Manifestazione a Campione

Campione d'Italia (Como), 24 agosto 2018 - Il rosso dei conti del Casinò Campione d’Italia? Tutta colpa del tasso di cambio tra franco ed euro. In attesa che i commissari liquidatori, mandati dal Tribunale Fallimentare di Como, completino il loro lavoro sui bilanci della casa da gioco in paese si fa largo l’idea che a pesare sui conti dell’azienda sia stata la differenza tra le due divise che si è praticamente annullata nell’arco di cinque anni. Il bilancio del Casinò ha infatti due grandi voci di costo: le quote che vanno versate al Comune e il costo del personale, in entrambi i casi si tratta di uscite che vanno conteggiate in franchi svizzeri. 

Fino al 2009 a dare una mano ai conti della casa da gioco ci pensava il cambio euro-franco che valeva 1,51, negli anni successivi si è andati incontro al deprezzamento che ha portato le due monete ad avvicinarsi a 1,25 per poi arrivare nel gennaio del 2015 quando la Banca Nazionale Svizzera ha deciso di abbandonare il sostegno alla propria divisa, a un franco talmente forte da valere più dell’euro. Applicando le fluttuazioni del tasso di cambio ai conti del Casinò si scopre che se le uscite nel 2010 erano pari a 98 milioni di franchi svizzeri che però al cambio valevano 68 milioni di euro e quindi erano pienamente sostenibili, l’anno successivo a parità di uscite gli effetti del cambio hanno fatto sentire i loro effetti nefasti. «Basta analizzare i bilanci per scoprire che buona parte, se non tutti, i debiti del Casinò denunciati nel corso degli ultimi mesi dal sindaco Salmoiraghi sono dovuti agli effetti del cambio – non ha dubbi l’ex-primo cittadino, Maria Rita Piccaluga – Facendo i conti si può comprendere che gli effetti sul bilancio del Casinò negli ultimi anni sono stati pari a 100/120 milioni di euro, ovvero l’entità del debito che viene contestato». Dal 2012 al 2016 a fronte di una flessione di oltre 41 milioni di euro degli altri casinò italiani, l’unico a tenere in termini di bilanci e giocatori era stato proprio Campione d’Italia che nel 2015 con 721.768 ingressi è arrivato a essere leader in Italia, con il 31,9% della quota di mercato e un fatturato di 95.037.361 milioni di euro. Il miglior risultato ottenuto dal 2012 al 2016, periodo in cui comunque nonostante la generale flessione del gioco d’azzardo la casa da gioco dell’ex-clave non ha mai chiuso il suo bilancio sotto i 90 milioni di euro. 

Un problema macroeconomico. Per comprenderlo basta fare un esempio intuitivo: nel 2009 i 100 milioni di euro che rappresentano il bilancio dell’azienda erano pari a 151 milioni di franchi svizzeri, mentre nel 2016 in virtù del cambio pari a 109, con una differenza di ben 42 milioni. I 60 milioni di franchi che il casinò deve ogni anno al Comune nel 2009 valevano 41 milioni di euro e nel 2015 ben 56 milioni di euro. Lo stesso vale per il personale che in monte stipendi incide per 60 milioni di franchi l’anno.