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Campione d'Italia (Como), 24 luglio 2018 - Sono giorni decisivi per il Casinò di Campione d’Italia che dopo aver ottenuto il via libera da parte del socio unico, ovvero il Comune che ha deciso di stringere la cinghia approvando il piano di ristrutturazione del debito, adesso dovrà presentare il piano quinquennale di risanamento al Tribunale di Como, chiamato a decidere sull’istanza di fallimento presentata dalla Procura.

L’atto dovrà essere depositato entro domani, mentre oggi è prevista la vidimazione dal notaio. Se il casinò e i suoi lavoratori tirano un sospiro di sollievo la preoccupazione cresce in Comune, dove in virtù della nuova convenzione, approvata la scorsa settimana, si attendono trasferimenti sempre più magri da roulette e slot machine. Non più di quaranta milioni di euro nei prossimi cinque anni e a discrezione della Casa da gioco che dovrà rientrare, in via preferenziale, del proprio debito verso banche e privati. Nei primi due anni, in particolare, la quota che il casinò si è impegnato a ridistribuire non supera i due milioni e mezzo di euro, troppo poco per garantire non gli stipendi dei lavoratori, che dopo la dichiarazione di dissesto rischiano di essere messi in mobilità, ma neppure servizi essenziali come la raccolta rifiuti.

«Abbiamo indetto per martedì (oggi ndr.) un’assemblea con il personale del Comune – spiega Vincenzo Falanga, segretario della Uil –. A questo punto ci restano due strade, ipotizzare la dichiarazione di sciopero oppure procedere con un ricorso al Tar per impugnare la delibera». Nei giorni scorsi la Rappresentanza sindacale unitaria del Comune aveva inviato addirittura una diffida all’amministrazione comunale, invitandola a non «assumere deliberazioni la cui approvazione comporti lesioni delle prerogative e danni erariali all’ente pubblico Comune di Campione d’Italia, a pregiudizio agli interessi e ai diritti dei lavoratori e delle loro famiglie». Siccome il sindaco Roberto Salmoiraghi e la sua maggioranza hanno tirato dritto, pur con qualche defezione, adesso la Rsu «si riserva di agire presso tutte le competenti sedi civili, penali, amministrative e contabili per richiedere il ristabilimento dello stato di diritto sovvertito dalle possibili decisioni volte ad anteporre interessi aziendali al bene pubblico, con richiesta di risarcimento dei danni subiti, oltre gli ulteriori aggravi per le spese» a carico dell’amministrazione comunale.