Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci
Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci

Cantù (Como), 11 ottobre 2018 - «Questa è omertà, non nelle strade di Platì, ma nella piazza della Città del mobile, nel pieno centro produttivo della Lombardia». Ha suscitato scalpore e soprattutto preoccupazione la notizia che nessuno, se non un singolo cittadino, si sia costituito parte civile al processo ai gruppi criminali che cercavano di imporre il controllo sui bar e i locali pubblici attorno alla piazza centrale di Cantù. Soprattutto fra coloro che a ridosso dei fatti, inquietanti, avevano lanciato l’allarme per la presenza sempre più soffocante della criminalità organizzata in quell’area.

Estorsioni accompagnate da una violenza inaudita, pestaggi, colpi di pistola e spaccio di droga per mantenere il controllo di una delle piazze più vive della Brianza. Chi doveva fare il primo passo, per esempio il Comune di Cantù, non si è visto. «Qui sono emersi fatti gravissimi, pestaggi di una brutalità spaventosa. Un ragazzo a terra nella piazza principale della città che viene preso a calci e pugni – ha commentato il magistrato della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci durante un incontro in cui si parlava proprio della situazione canturina –. Eppure c’è chi crede ancora che si tratti di ragazzate. Se noi riteniamo che questa sia una cosa banale allora non abbiamo capito niente. Uno dei problemi principali negli ultimi anni è stato quello di sottacere la presenza della ‘ndrangheta sul territorio per svariati motivi. Perché fa cattiva pubblicità, quasi fosse un danno di immagine per il Nord».

«Evidentemente Cantù, spiace dirlo, si caratterizza per due cose: manca il coraggio e c’è omertà – commenta Roberto Fumagalli, del Circolo ambiente Ilaria Alpi, unica parte civile nel processo sul traffico illecito di rifiuti tossici che ha coinvolto la Perego Strade –. Coraggio poteva esserci da parte dell’Amministrazione Comunale, che avrebbe potuto presentarsi come parte civile per il danno “morale” e di “immagine” subito, in rappresentanza dell’intera cittadinanza. Omertà non è un termine che scopriamo noi. Lo hanno utilizzato, riferendosi in particolare alla vicenda di Cantù, sia il magistrato della Dda Alessandra Dolci sia il Procuratore Capo di Como, Nicola Piacente. Nessuno (o quasi) si fa avanti con le denunce. Questo vale per i cittadini comuni, ma anche per gli imprenditoriche subiscono minacce, taglieggiamenti, estorsioni. E nemmeno ora nel caso di Cantù, quando il processo è aperto grazie alle iniziative delle forze dell’ordine e della Magistratura, nessuno si presenta e solo un cittadino si costituisce parte civile».