Como, 11 settembre 2018 - Due anni dopo la sua apertura sembra già prossimo a chiudere il campo governativo di via Regina Teodolinda dove in mattinata sono iniziate le operazioni di sgombero. Questa mattina una settantina di profughi, uomini e donne di nazionalità pakistana, ghanese e nigeriana tra cui almeno tre giovani in avanzato stato di gravidanza, sono stati trasferiti in pullman a due Cas di Bologna e Torino. 

Per ora dalla prefettura non dicono di più, ma l'impressione dei volontari delle associazioni che prestano il loro aiuto all'interno della struttura è che entro i prossimi due o tre giorni tutto il campo possa essere sgomberato e i container rimossi. Attualmente nel campo di trovano una novantina di migranti e il timore è che molti di loro, temendo di essere trasferiti altrove, abbandonino il campo già nelle prossime ore. Tra i volontari che prestano servizio in via Regina Teodolinda c'è sconcerto, solo alcuni di loro sono stati avvertiti del trasferimento nella serata di ieri, la maggior parte era all'oscuro di tutto. Non nascondono la loro indignazione le associazioni del terzo settore che prestano il loro aiuto ai migranti: anche se gli arrivi sono diminuiti, rispetto al picco registrato un paio di anni fa, il problema è tutt'altro che risolto e molti extracomunitari spesso con una richiesta di asilo in tasca o addirittura un permesso di soggiorno vivono a Como come clochard, costretti a dormire in strada o in rifugi di fortuna. Secondo molti di loro la decisione è esclusivamente politica, non è un mistero per nessuno che alla Lega cittadina il campo non è mai piaciuto e nelle scorse settimane il sottosegretario al Ministero dell'Interno Nicola Molteni aveva dichiarato "che il campo è una struttura superata, pensato per la primissima accoglienza". Da qui il timore che la sua chiusura potrebbe essere dietro l'angolo.