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Roberto Salmoiraghi chiede di essere ascoltato

Campione d'Italia (Como), 29 agosto 2018 - A Campione la pazienza è finita, almeno in municipio dove il sindaco Roberto Salmoiraghi non ne può più di lanciare appelli alla politica che nessuno raccoglie. «Abbiamo scritto al ministero degli Interni, al Mef e al Governo a giugno, a luglio e anche il 6 agosto, ma nessuno ci risponde. Chiediamo al Governo, a qualche commissione, a qualche parlamentare della maggioranza di sedersi a un tavolo, se andiamo a casa non lo faremo in maniera silenziosa. Io quello che so dico, abbiamo dato incarico per la verifica di alcune situazioni sulla cui gestione, sia della casa da gioco e sia del Comune, nutro dei forti dubbi. Qui chi ha sbagliato deve pagare, non è giusto che come sempre il conto sia presentato a chi non ha fatto errori».

Un po' quello che secondo Salmoiraghi ha fatto l’onorevole Giovanni Currò del M5S quando nei giorni scorsi l’aveva invitato ad andarsene. «Quando me ne sono andato dal Comune, dieci anni fa, ho lasciato 60 milioni di euro e i conti in regola. Al mio ritorno ho trovato un’eredità disastrosa. Ci sono qui fuori pensionati che mi chiedono i soldi perché non hanno da mangiare. Non posso pensare che un Governo ce l’abbia con il sistema Campione». E pensare che in passato la politica a Campione si faceva sentire eccome, a ricordarlo è stato lo stesso sindaco ricordando che «tutte le nostre piante organiche sono state approvate dal Ministero e lo sa Dio quante telefonate ho ricevuto da tanti politici per trovare delle soluzioni lavorative di alcuni loro protetti in questo Comune che sono state esaudite».

Invece adesso è cambiato tutto e a Campione da 102 dipendenti comunali sono scesi ad appena 16. «Abbiamo semplicemente ridotto le spese – prosegue il sindaco come un fiume in piena –. Anziché i ringraziamenti abbiamo preso le critiche. Abbiamo mandato in mobilità 86 persone, rovinato 86 famiglie, con 16 dipendenti comunali non possiamo andare avanti». Per far funzionare al minimo la macchina dell’ex-clave occorrerebbero almeno 46 persone, ma finché Roma sta in silenzio è impossibile derogare alla norma generale. «Abbiamo pronto un piano per ridurre i costi del Casinò di altri 19 milioni di euro estendendo ai lavoratori gli stipendi applicati nel settore gioco in Canton Ticino, ai quali si aggiungono altri 13 milioni di risparmi in Comune grazie alla mobilità. Chiediamo di poter sottoporre le nostre soluzioni a un interlocutore politico». Finora l’unico a dare una mano al sindaco è stato il presidente di Federgioco, Olmo Romeo: «Ogni giorno di chiusura che passa in più è un giorno verso la non riapertura. La politica deve avere il coraggio di scelte immediate ed efficaci, anche fuori dagli schemi». Questa mattina i lavoratori del casinò hanno organizzato una manifestazione a Como, nelle vie del centro. Provano ad alzare la voce nella speranza che Roma li senta.

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