Uno dei contestatori getta il certificato nel bidone
Uno dei contestatori getta il certificato nel bidone

Campione d'Italia (Como), 19 febbraio 2019 - «Cosdobbiamo fare? Attraversare il lago con le barche e chiedere rifugio a Lugano?». Si sentono come i migranti, anzi peggio, perché quelli magari controvoglia qualcuno li accoglie e loro invece non li vuole nessuno. «Men che meno l’Italia di cui portiamo il nome e che i è dimenticata di noi. Se non era per gli aiuti degli svizzeri saremmo già morti di fame, ormai ci hanno tolto tutto: i soldi, la dignità e anche la speranza».

Viste le premesse, non c’è da stupirsi se ieri mattina in duecento si sono dati appuntamento di fronte al municipio per riconsegnare i certificati elettorali. «Ci hanno già tolto ogni diritto, si riprendano anche queste, votare per questi politici non serve a niente. Qui a Campione si mettevano in coda solo quando c’era da prendere consensi e distribuire posti di lavoro ai loro protetti, poi da quando le cose sono iniziate ad andar male sono tutti spariti».

Il fuggi fuggi è iniziato molto prima del 27 luglio scorso, quando il Casinò ha chiuso e l’intero paese è precipitato nella crisi più nera, una cosa che neppure nonno Carmelo Ranno, per una vita bidello alle scuole del paese, avrebbe mai potuto immaginare. «Sono arrivato qui 62 anni fa, allora avevo 19 anni – ricorda –. Se non riaprono al più presto il Casinò per Campione non ci sarà speranza. L’Inps mi versa mille euro al mese e ne pago 700 solo di affitto, da un anno e mezzo il Comune non ci versa più l’integrazione riservata ai residenti, che valeva altri mille euro. Qui la vita è troppo cara: un chilo di riso costa cinque euro».

Lo sa bene Caterina Ferrari, lavorava al Casinò insieme al marito e dallo scorso 27 luglio sono rimasti entrambi senza lavoro e senza stipendio. «Quando la scorsa settimana la nostra bambina di sette anni è rimasta al freddo per tre giorni a scuola, perché era finito il gasolio e il Comune non aveva i soldi per pagarlo, mi è venuto da piangere. La cosa che più ci fa rabbia è che si sono dimenticati tutti di noi che non chiediamo assistenzialismo, ma solo di poter tornare a fare il nostro lavoro».

In tanti ieri mattina hanno restituito la tessera elettorale, gettandola simbolicamente in un cestino dei rifiuti che poi è stato consegnato al commissario prefettizio, Giorgio Zanzi. «Conosco le vostre difficoltà, che manifesto ogni giorno al Ministero dell’Interno, al quale riferirò anche di quest’ultima protesta – ha cercato di rabbonire gli animi –. Roma non si è dimenticata di Campione, ma i tempi si sono dilatati, anche per i ricorsi presentati contro il fallimento del Casinò e al Tar, da parte dei dipendenti comunali».

La pazienza però tra i cittadini è finita. «Se fossimo stati clandestini l’Italia ci avrebbe accolti meglio – l’ha incalzato Paolo Bortoluzzi della Slc Cgil –. C’è una legge che prevede la nomina di un commissario straordinario e invece lo Stato non ha ancora fatto nulla, siamo pronti a denunciare quel che è accaduto di fronte alla Corte europea per i Diritti dell’uomo di Strasburgo, siamo stufi delle promesse dei politici, adesso vogliamo risultati concreti. Ci appelliamo al presidente Mattarella e al premier Giuseppe Conte, il capo del governo venga qui e si impegni a salvare Campione».