Un'aggressione
Un'aggressione

Como, 11 febbraio 2019 - A dieci giorni dagli arresti della baby gang comasca, cominciano a spuntare i video. Nelle mani degli inquirenti, stanno arrivando alcuni contenuti dei telefoni dei 17 ragazzini che, nel giro di qualche settimana, la scorsa estate, hanno commesso una quarantina di reati tra furti, rapine, ricettazioni, aggressioni di vario genere. L’ultimo, consegnato alla polizia dalla madre di uno dei minorenni, ritrae alcuni di loro in una zona dismessa di Lora, alla periferia della città, mentre consumano droga. I ragazzini fumano spinelli, ridono, perdono il controllo e diventano sempre più molesti e maneschi, fino a scagliarsi contro uno del gruppo: questa volta l’aggressione non si rivolge a coetanei presi di mira a caso, ma a un amico, uno dei cinque adolescenti finiti al Beccaria.

Un «capobanda», che non viene comunque risparmiato. È stata la madre di quest’ultimo a portare il video in Questura, per denunciare le violenze subite dal figlio. Nei giorni scorsi inoltre, è stata aperta un’ulteriore indagine alla Procura dei Minori di Milano, che coinvolge su un altro fronte, ancora più grave, tre di questi stessi minorenni: uno di loro avrebbe realizzato un video mentre si trovava in atteggiamenti intimi con una ragazzina, salvo poi diffonderlo ad altri due.

Ai 17 destinatari di misure cautelari – 5 in carcere al Beccaria, 10 in comunità e 5 con obbligo di permanenza presso le loro abitazioni – il gip del Tribunale dei Minori Marina Zelante ha applicato misure molto dure, basandosi su un pericolo «concreto» di recidività per tutti. Ora il giudice si troverà a dover valutare una serie di istanze presentate dai difensori, al termine degli interrogatori nei quali i ragazzi hanno in buona parte ammesso i fatti che gli vengono attribuiti. Solo un caso fa eccezione: un sedicenne accusato di un furto da 5 euro commesso da tre ragazzini il 23 agosto nel negozio Hemphouse. Ma lui quel giorno si trovava all’estero, in vacanza dai parenti: il suo avvocato, Fabio Gualdi, sta producendo le autentiche del passaporto, dove i timbri testimoniano il lungo periodo di assenza da Como, terminato a inizio settembre, per chiedere che venga riconosciuto l’errore di identificazione.