Mezzi in fiamme dopo l'assalto al portavalori
Mezzi in fiamme dopo l'assalto al portavalori

Turate, 29 aprile 2016 - Lo hanno assolto dai sei tentati omicidi, ma i giudici della Corte d’Appello di Milano, hanno comunque confermato la condanna a 30 anni di carcere per Giuseppe Dinardi, 53 anni di Cologno Monzese, accusato di essere uno degli organizzatori della rapina ai furgoni blindati della Battistolli, avvenuta sulla A9 a Turate l’8 aprile 2013. Un bottino da dieci milioni di euro, che fin da subito aveva collocato quel colpo tra i più clamorosi degli ultimi anni. La sentenza non ha accolto la richiesta del sostituto pg milanese Sandro Celletti, che aveva ritenuto «esagerato» il trattamento sanzionatorio riservato a Dinardi con la sentenza di prima grado, e quantificando in 21 anni e 6 mesi la richiesta di condanna, ritenuta «una pena importante, ma ragionevole».

Dopo quasi tre ore di camera di consiglio, il collegio – Fabio Tucci presidente, Maria Rosaria Mandrioli e Alessandra Galli a latere – ha riqualificato in violenza privata le accuse di tentato omicidio delle guardie giurate, contro le quali erano stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco rimbalzati dai vetri antiproiettile, ma ha comunque confermato i 30 anni di carcere del primo grado. La difesa dell’avvocato Barbara Carraro, aveva invece chiesto l’assoluzione, in linea con la condotta sempre tenuta da Dinardi, che fin dal primo giorno ha ribadito non avere nulla a che fare con quell’assalto. Ieri, all’avvio del processo, Dinardi ha chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni, scendendo nel dettaglio di una serie di indizi e circostanze utilizzate a suo carico, ai quali ha dato interpretazioni differenti: dal telefono cellulare che gli era stato sequestrato, fino alla mancata acquisizione, da parte della Squadra Mobile di Como che aveva condotto le indagini, dei video delle telecamere di sicurezza nella zona attorno al garage gestito dalla sua famiglia, a dimostrazione che nessuno del gruppo dei pugliesi, lo aveva utilizzato come base logistica.

Soprattutto, ha sottolineato contraddizioni e incongruenze delle dichiarazioni di Massimiliano Milano, suo principale accusatore. «Ancora oggi – ha detto Dinardi – ignoro quale ruolo mi viene attribuito in quella rapina». Arrestato a gennaio 2014, e condannato in primo grado il 3 giugno scorso a Como, Dinardi di fatto è andato incontro a un allineamento della sua sentenza a quella dell’unico coimputato, Antonio Agresti, 44 anni di Andria: aveva scelto il rito abbreviato, dove era stato condannato a 20 anni confermati in Appello.