Studi all'osservatorio di Arosio
Studi all'osservatorio di Arosio

Arosio (Como), 8 novembre 2018 -  Èstata posta sotto sequestro l’area del roccolo di Arosio, l’osservatorio ornitologico gestito dalla Fondazione Europea Il Nibbio che opera nell’area fin dagli anni ’70. A darne notizia la Lega Abolizione Caccia che coglie l’occasione per accusare l’associazione comasca di ricorrere a «comportamenti che ricordano la vecchia uccellagione con le reti» quando invece dovrebbe occuparsi di cattura e rilascio degli uccelli migratori al fine di raccogliere dati scientifici che poi vengono utilizzati per lo studio delle migrazioni.

«Questo blitz che ha portato al sequestro di tutto l’impianto, scaturito grazie a nostre segnalazioni insieme con l’associazione europea CABS, ha dimostrato una realtà che la Lega Abolizione Caccia denuncia da anni: l’ambiguità e lo scadente valore della pseudo-ricerca scientifica gabellata da parte del modo venatorio per avvalorare richieste di estensione dei periodi di caccia – denunciano i volontari della Lega Abolizione Caccia - Adesso sappiamo che il roccolo di Arosio, vantato in decine di occasioni come luogo di scienza ornitologica, si è dimostrato in realtà un sistema d’uso talvolta anche abusivo delle reti. La nostra associazione si costituirà in giudizio come parte civile con l’obiettivo di garantire che si faccia chiarezza e che vengano comminate pene adeguate alla gravità delle violazioni». Secondo gli ambientalisti i controlli sarebbero avvenuti lo scorso 19 ottobre e all’interno del roccolo «si stavano catturando con centinaia metri di rete volatili di ogni specie violando i protocolli standard, a partire dal divieto dell’uso di richiami elettroacustici», per questo sempre secondo la Lega Abolizione Caccia tra i reati ipotizzati ci sarebbe anche il maltrattamento di animali. Respinge ogni accusa l’associazione Il Nibbio finita, secondo i suoi responsabili, «al centro di una gigantesca bufala». 

«La nostra attività è nota a tutti da molti anni e per questo siamo assolutamente tranquilli – spiegano – Le nostre ricerche sono compiute nell’ambito di un programma approvato dall’ISPRA ovvero l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in più chi c’è stato sa bene che il roccolo si trova a una cinquantina di metri dalla statale, in un’area di grande passaggio dov’è difficile solo pensare di compiere una qualsiasi attività illecita. Chiariremo tutto di fronte al Pubblico Ministero, possiamo solo dire che non abbiamo nulla da nascondere e le nostre attività sono perfettamente in regola».