Milano, 7 settembre 2018 - E poi ci si meraviglia se non facciamo figli. Perché farli è niente. Già allevarli, mantenerli ed educarli non è poco. Ma è mandarli al nido o all’asilo il vero problema, l’ostacolo spesso insormontabile, la parete viscida e scivolosa fatta di quotidiani emendamenti che innovano o ripristinano, e nel migliore dei casi prorogano le regole d’ingaggio. Insomma, un caos. Se non ci fosse di mezzo la salute, questa storia delle vaccinazioni, sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Invece, purtroppo, c’è da piangere e da preoccuparsi. Intanto per la salute, appunto. Perché stando alle ultime notizie, certo le vaccinazioni restano obbligatorie, ma la documentazione può anche non essere della Asl, ma un foglietto scritto da mamma e papà. Che magari sono distratti o no-vax e capita che scrivano il falso. Pochi, ma pericolosi.

Le forze dell’ordine vigilano, monitorano, denunciano, ma una scuola non dovrebbe essere sotto osservazione come un caseggiato di Scampia. Poi, chi si fida più? In pochi giorni a suon di annunci, di circolari da convertire in legge, la certezza del diritto si è trasformata nell’incertezza del certificato. Ci vuole, o non ci vuole? Poveri presidi, o come si chiamano oggi! Da pedagogisti a vigili di quartiere. L’ultima disposizione conosciuta ci parla ora di una rinnovata validità dell’autocertificazione per l’anno scolastico che va ad iniziare, con l’obbligo di portare i documenti ufficiali delle avvenute vaccinazioni entro marzo 2019. Cioè a tumulazione avvenuta, o quasi delle lezioni. Personale opinione: male, malissimo. «Di doman non c’è certezza», annotava Lorenzo il Magnifico come se avesse letto i quotidiani di questi giorni.

Certezza? No, grazie. Il che rischia di alimentare anche la falange no vax, gente che si è laureata in Medicina con Google e costringe a suon di minacce l’immunologo Burioni a cambiare luogo di vacanze. Al ministero della salute sussurrano che i media hanno fatto confusione. Ti pareva. C’è sempre un altro responsabile delle loro sciocchezze. Allora, mettiamoci d’accordo. Voi non cambiate più idea, e noi non confondiamo più le idee alla gente. Ad aule oramai aperte, meglio una cattiva certezza di una eterna confusione.