DOMANDA:

CARO DIRETTORE, ora che il gran giorno è arrivato, voglio vedere che cosa succederà. Chi non è stato adeguatamente vaccinato non dovrebbe entrare a scuola. A me sembra una cosa giustissima, perché non è che si decidono delle cose, si impostano delle regole e poi tutti allegramente fanno quel che vogliono. Abbiamo stabilito che per la tutela della salute dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani, è necessario sottoporti a questa profilassi. Bene. Non è il caso di stare a discuterne per un anno intero. Ora chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. Chi ha recepito le indicazioni può accedere a questo fondamentale servizio pubblico, chi non lo ha fatto non ne ha diritto. Marika G., Milano

RISPOSTA:

PROPRIO IERI e proprio a Milano quattro bambini non sono stati ammessi nei loro asili perché non in regola con il “passaporto” vaccinale. Su questo caso, che ha diviso irrazionalmente l’opinione pubblica, ci sono da fare diverse considerazioni. In linea generale la campagna pro vaccini ha funzionato. Nella sola Lombardia sono migliaia i genitori che hanno messo in regola i loro figli. E questo a beneficio della salute di tutti. Non si può, dunque, che essere soddisfatti. Lo sforzo di tanti aiuterà anche chi non si è vaccinato, o perché non ha voluto o perché non ha potuto farlo. Il punto è: che fare negli altri casi? Io non credo che le colpe dei padri possano ricadere sui figli. E quindi non escluderei nessuno dall’accesso all’asilo. Ma, certo, cercherei di fare in modo che i genitori inadempienti pagassero per la loro scelta. Il sistema sanzionatorio deve essere efficace e rapido. Lo Stato inoltre, magari attraverso la decisione di un giudice, dovrebbe provvedere a far vaccinare tutti i bambini che sono in grado di sottoporsi al trattamento. A prescindere da quel che dicono i loro genitori. sandro.neri@ilgiorno.net