Milano, 15 luglio 2020 - 

DOMANDA:

Caro Direttore, mio figlio mi ha chiarito che non ha alcuna intenzione di andare a studiare a Milano, ma resterà qui a Varese, dove viviamo. Mi spiace: siamo vicini a grandi prestigiose università e temo che sia una scelta sbagliata. Io immaginavo già una bella laurea al Politecnico. Carlo Malerba, Varese

RISPOSTA:

Non si crucci per la scelta di suo figlio, non sempre atenei piccoli sono sinonimo di cattiva preparazione e futuro lavorativo incerto. Certo, è impossibile non andare fieri dei risultati internazionali raggiunti da realtà come il Politecnico di Milano, che lei cita, ma anche dell’offerta formativa di realtà come la Statale o la Bocconi, o della ricerca di poli universitari come il Policlinico; è altrettanto difficile non notare come spesso la moltiplicazione di facoltà universitarie, negli anni, sia stata il frutto più di spinte localistiche che di vere esigenze formative e di ricerca. Ma mai generalizzare e disperare. A confortarci sul futuro dei lombardi ci sono anche le “pagelle“ delle piccole università, alcune con grandi tradizioni alle spalle, esistenti nella nostra regione. Un esempio? Proprio l’Insubria: il Censis ha posizionato l’ateneo al quinto posto in Italia tra i più piccoli. Tra le lauree magistrali si distinguono Odontoiatria, che è seconda su 33 in tutta Italia, e Giurisprudenza, sesta su 48. La cosa più importante è che l’Insubria è al primo posto tra le piccole università per l’inserimento lavorativo dei laureati. L’86,2 per cento ha un impiego ben retribuito a un anno dal titolo. Inutile disperarsi. sandro.neri@ilgiorno.net