DOMANDA:

SONO cresciuto sfogliando e leggendo Tex, credo di aver imparato a leggere con questo fumetto. E devo dire che mi fa un po’ impressione il fatto che sia arrivato a settant’anni. Segno che sono invecchiato anch’io, ma vederlo ancora in forma e sentire ancora parlare di lui mi fa piacere. È un po’ il simbolo di un’Italia che sognava, divoratrice di nuvolette che la portavano per sterminate praterie inseguendo una morale sana, nonostante i “grandi” storcessero il naso. Marco, Como

RISPOSTA:

COMPIE settant’anni e per molte generazioni è stato come un papà. Raccontava storie, epiche. E incantava. Uomo tutto d’un pezzo, con una sua etica, unica. Tex Willer ha accompagnato gli italiani nella loro crescita e per prima cosa ha dovuto vincere la diffidenza dei benpensanti, perché aveva il torto di essere davvero “popolare” per il prezzo delle strisce, perché aveva una sua morale, perché raccontava di un uomo pieno di contraddizioni: sceriffo che non esitava ad andare oltre la legge per difendere chi era nel giusto, fosse indiano, di colore o un “viso pallido”. Scorretto il giusto, insomma. Hanno provato persino ad etichettarlo, ma lui se n’è infischiato e ha proseguito il suo viaggio nella prateria con l’inseparabile Kit Carson. Per settant’anni, senza cambiare. Una coerenza che solo gli eroi possono avere, del fumetto. ivano.costa@ilgiorno.net