DOMANDA:

CARO DIRETTORE, leggo la sua risposta alla lettera sui taxi abusivi. In Usa, uber e altre app simili danno la possibilità all’utente di scegliere fra berline nere o semplici taxi con le cifre ben in chiaro e pagamenti con carta di credito. Perché i tassisti milanesi non chiedono a Uber di poter usare anche loro la stessa piattaforma? Della serie: se non puoi sconfiggere il tuo nemico (Uber), fattelo amico… O forse non piace ai tassisti essere pagati con carta di credito e dover rispettare il cliente per ricevere le stellette di apprezzamento? Pierpaolo Ferlenga

RISPOSTA:

ANZITUTTO I TASSISTI, a differenza degli autisti Uber e similari, sono soggetti a una tariffa imposta, uguale e valida ogni singolo giorno dell’anno, feriale o festivo. E lo stesso servizio è regolato da apposita disciplina che regola i turni e persino gli scioperi. La “concorrenza” pratica invece prezzi diversi a seconda delle occasioni: aumento della richiesta, traffico, eventi particolari in corso in città. In ogni caso, i prezzi diversi da quelli praticati e conosciuti del servizio taxi risultano in media superiori del 40%, senza contare la libertà di entrare e cessare il servizio senza vincoli di orari e di turni non trattandosi di servizio pubblico come quello dei taxi. I tassisti inoltre sono sempre identificabili tramite radiotaxi, essendo i loro percorsi puntualmente tracciati e, in caso di lamentela o denuncia, possono essere soggetti a facili e precisi controlli. In merito alle forme di pagamento, è Eurostat a certificare che il servizio taxi milanese si colloca al quarto posto in tutta Europa. sandro.neri@ilgiorno.net