Milano, 19 ottobre 2019 - 

LETTERA

Non c’è giorno che non si parli di startup glorificandone l’inventiva. Ma gran parte di queste “imprese” non arriva alla fase attuativa del progetto e alla commercializzazione perché mancano i fondi. Ne so qualcosa. Inutile diffondere false speranze. Davide C., Milano

RISPOSTA

Un mondo a parte. Quello delle startup è un universo che, in piccolo, si potrebbe paragonare a quello dell’Italia anni Sessanta, l’Italia che voleva iniziare a correre e si affidava anche all’inventiva per trovare spazi di crescita. È un mondo, quello delle startup, popolato in larga parte da trentenni, uomini e donne di quelle generazioni che neanche si potranno concedere il lusso di pensare alla pensione ma anziché lamentarsi del destino cinico e baro puntano su inventiva e voglia di ritagliarsi uno spazio nel sistema produttivo per fornire servizi e perché no, creare anche altri posti di lavoro. Un impegno nobile, peccato che spesso dalla fase iniziale si passi con difficoltà a quella pratica e non tanto perché si cerca di dare forma a idee bislacche, ma perché mancano i fondi. E a denunciarlo è stato lo stesso presidente della Repubblica da San Francisco: «Fa riflettere la dissociazione tra la grande inventiva e la capacità degli italiani e l’incapacità del sistema di capire e accompagnare queste iniziative». Qualcuno dovrà pur raccogliere la sfida di riallacciare le due parti del Paese.

ivano.costa@ilgiorno.net