Milano, 23 gennaio 2021 -

DOMANDA:

Morire per una sfida partita da un social. Non è il primo caso che ci troviamo ad affrontare eppure sembra sempre di essere all’ “anno zero” in materia di tutela dei minori che accedono ai social. Non credo che la questione possa essere relegata solo a un’educazione all’uso del cellulare. Franco Q., Milano

RISPOSTA:

Se ne parla da tanto e ogni volta che emergono casi tragici che hanno per sfondo i social i toni si fanno sempre più da allarme. Si possono scomodare miriadi di esperti, ma un fatto resta inoppugnabile, che facciano più o meno paura, se si ha uno smartphone sui social ci si finisce tutti. Ed è inutile nascondersi dietro le modalità di accesso che chiedono se si è o non si è maggiorenni, si sa benissimo che è una foglia di fico per nascondere una gigantesca bugia, facilissima da rimuovere e riporre in base alle necessità. Colorato e intuitivo, lo smartphone diventa un gioco nelle mano di un bambino. Basta vedere come ne sono attratti già in tenera età, e come ne diventano presto utilizzatori. Per loro è un gioco. E allora non si capisce perché, come avviene per tutti i giochi in commercio, non ci siano regole e disposizioni in materia di sicurezza con rilascio di certificazioni, non ci siano disposizioni meno fumose di quelle che si sono alzate per garantire tutele che, ad oggi, non risultano avere efficacia. Un tema che va oltre l’educazione del consumatore evitando di scaricargli addosso tutte le responsabilità. ivano.costa@ilgiorno.net