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Le esondazioni del Seveso, storia di una paralisi

Il problema è il solito: una volta che si è deciso di fare alcune opere, come le vasche antialluvione, è scattata la solita guerra dei ricorsi

di SANDRO NERI
Ultimo aggiornamento il 7 luglio 2018 alle 08:08

DOMANDA:

CARO DIRETTORE, penso che sia sbagliato definire come un semplice acquazzone l’evento meteorologico accaduto a Nord di Milano l’altra notte. Io l’ho vissuto in prima persona e posso assicurare che é caduta a terra tanta acqua da far paura. Questo però non giustifica il fatto che, ancora una volta, il Seveso sia uscito dai suoi argini e che la sua acqua abbia invaso le strade di Milano. Da anni si parla della messa in sicurezza del fiume, eppure ancora non è cambiato niente. Piero G., Milano

RISPOSTA:

HA RAGIONE su due cose. La prima: la pioggia è stata fortissima, scrosci incredibilmente violenti e concentrati sulla stessa zona a Nord di Milano; la seconda: la messa in sicurezza del Seveso è stata troppe volte ostacolata. Su un dettaglio però sbaglia: parla di argini del Seveso quando purtroppo ormai è chiaro che questo povero fiume gli argini non li ha più, perché ai suoi lati e sopra di esso è stata costruita una metropoli. Detto questo, il problema è il solito: una volta che si è deciso di fare alcune opere, come le vasche antialluvione, è scattata la solita guerra dei ricorsi che ha rallentato moltissimo le procedure, bloccando di fatto l’avvio dei cantieri. Io non critico il diritto di presentare ricorso se ci si ritiene danneggiati. Ritengo però che un sistema giudiziario non dico civile, ma appena decente, dovrebbe arrivare a pronunciare sentenze in pochi mesi, non impiegando anni. sandro.neri@ilgiorno.net

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