Milano, 17 ottobre 2019 - 

LETTERA

I presidi protestano. È il segnale che la nostra scuola ha bisogno di un profondo intervento non solo in termini di investimenti, ma tutele diverse per chi si prende cura dei nostri figli e si ritrova responsabilità senza avere strumenti per affrontarle. Gianni A., Milano

RISPOSTA

Arrabbiati, anche perché se mettono sui piatti della bilancia oneri e onori non c’è dubbio quale risulti essere il più pesante. Questa volta a protestare nel mondo della scuola sono i presidi: manifestazione a fine mese a Roma. Tra le tante cause dello stato di agitazione, una che è in comune con tante manifestazioni - spesso bollate come scusa per saltare un giorno tra i banchi - dei ragazzi. A dare un’occhiata ai dati sulle condizioni degli edifici scolastici invece si scopre che né gli sudenti né tantomeno i dirigenti cercano pretesti. Il rischio incidenti è elevato e soprattutto, alla fine, a pagare sono proprio i presidi che in fin dei conti hanno le mani legate perché non possono gestire direttamente fondi, né tantomeno possono disporre interventi qualora si rendano conto di un pericolo incombente. L’unica loro arma è quella della segnalazione all’ente proprietario dell’immobile, magari far traslocare una classe... e attendere. Peccato che se succede qualcosa nel frattempo sono chiamati a risponderne. Un’anomalia della nostra scuola. ivano.cosa@ilgiorno.net