Milano, 17 aprile 2018 - UNO DEI TEMI al centro delle trattative per la formazione del nuovo governo è quello del reddito di cittadinanza. Il Movimento 5 Stelle ne ha fatto uno dei suoi principali cavalli di battaglia e altre forze politiche come la Lega, prima restie, ora sembrano prenderlo in considerazione. Ci sono città e regioni dove redditi simili sono già realtà, a partire da Milano e dalla Lombardia che, nel 2016, ha istituto il cosiddetto “reddito di autonomia”, in scadenza a giugno, per sopperire alle condizioni di povertà assoluta. Tale sussidio va a integrare servizi attivati sul territorio dagli enti locali: sono previsti l’esenzione dal superticket, un bonus famiglia di 180 euro per figlio sia in caso di gravidanza che di adozione, l’azzeramento dei costi dei nidi e un’indennità fino a 300 euro al mese e fino a 6 mesi per la fruizione di servizi di orientamento e formazione per i disoccupati.

GLI ANZIANI e i disabili non autosufficienti, con un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente, usato per valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata) uguale o inferiore a 20mila euro, possono beneficiare di un bonus di 480 euro al mese per un anno. In passato altre regioni come Veneto, Lazio, Sicilia, Friuli, hanno introdotto misure di protezione volte a tutelare chi si è ritrovato senza lavoro. A livello nazionale, dal dicembre 2017 è possibile richiedere il reddito di inclusione, una misura di contrasto alla povertà, subordinata alla valutazione della condizione economica e alla disponibilità a impegnarsi per cercare lavoro. All’estero tanti Paesi si sono attivati in questa direzione. In Svizzera, Zurigo sta per lanciare in via sperimentale il “reddito di base incondizionato” che prescinde dal lavoro, vale a dire un “salario di Stato garantito” di 2.500 franchi mensili, ossia circa 2.200 euro, cifra che, secondo i canoni svizzeri, è l’equivalente della soglia di povertà. Iniziative analoghe sono state avviate in Finlandia, in città tedesche e olandesi, in Scozia e nel Nord America. Non sembri una provocazione, però, considerare reddito di inclusione anche quello dei tanti beneficiari, per decenni, di assunzioni spesso superflue, soprattutto nelle pubbliche amministrazioni del Sud, alle quali non è corrisposto l’affidamento di adeguati carichi di lavoro.

*Docente di Diritto dell’informazione alla Cattolica e alla Lumsa