Milano, 8 settembre 2018 - Le incertezze sui mercati, le complesse dinamiche di gestione dei crediti deteriorati e le altre criticità del sistema finanziario stanno stimolando la creatività e l’ingegno di investitori e imprese per definire modalità alternative di impiego dei capitali. La Lombardia è la regione italiana in cui si realizza il maggior numero di investimenti di tipo “private equity”, con il 32% delle operazioni. 

Per private equity si intendono gli investimenti nel capitale di rischio di società non quotate in Borsa. I dati, pubblicati dal Private Equity Monitor Pem®, mostrano un settore in salute a livello nazionale con un forte incremento di operazioni concluse anno su anno. Il 73% degli investimenti è stato realizzato con operazioni di Buyout (acquisizione di un’azienda con capitale di debito rimborsato con flussi di cassa positivi generati dall’impresa stessa), il 21% con operazioni Expansion (investimento durante lo sviluppo dell’impresa e realizzato tramite aumento di capitale per espandere l’attività esistente), il 6% con quelle Turnaround (acquisizione, da parte di un investitore, di un’impresa in dissesto finanziario per renderla nuovamente profittevole). «I dati di mercato evidenziano la improrogabile necessità per le imprese italiane di considerare il ricorso al tradizionale credito bancario come solo uno degli strumenti di sostegno alle loro esigenze finanziarie. Emissioni obbligazionarie, ma soprattutto crowdfunding e investimenti di fondi di direct lending e private equity, sono e saranno alternative sempre più presenti ed efficienti.

Gli imprenditori dovranno imparare a confrontarsi con questi nuovi strumenti, adattando coerentemente le proprie governance, raccontando con trasparenza le loro aziende e integrando regole di gestione allineate con i principi della responsabilità sociale d’impresa», dichiara Filippo La Scala, amministratore delegato di Garnell Sgr, che aggiunge: «Un esempio è il sistema agroalimentare, che in Lombardia, secondo il Rapporto 2017 di Regione Lombardia, ha incrementato nel 2016 il proprio valore aggiunto, pari a 12,8 miliardi di euro, e anche i valori delle esportazioni agroalimentari e dei consumi alimentari finali, dimostrando alte potenzialità di sviluppo, in particolare nei mercati esteri».