Milano, 2 giugno 2020 - 

LETTERA 

Si parla tanto di rinforzare la medicina di base, quella dei medici della mutua per intenderci, ma bisognerebbe anche avere ben presente le condizioni in cui sono costretti a lavorare i suddetti ridotti a contabili visto che la sanità viene gestita da Aziende sanitarie (appunto). Saverio F., Milano

RISPOSTA

Potenziare la medicina del territorio. Su questo tema dopo l’esperienza vissuta e tuttora ben presente nessuno può eccepire qualcosa. Proprio nella fase più acuta l’evidenza che la rete andasse potenziata e rivista invertendo la tendenza degli anni passati si è fatta drammaticamente sentire. Se il potenziamento delle strumentazioni e delle incombenze dei medici di base si può in tempi rapidi mettere sul tavolo della discussione, resta invece aperto il discorso delle forze da mettere in campo: i medici sono sempre più anziani oltre la metà degli specialisti ha superato i 55 anni, record europeo, e va fermata la fuga all’estero visto che oltre mille professionisti all’anno negli ultimi otto hanno scelto di lasciare l’Italia per avere un posto stabile e uno stipendio adeguato. Ma soprattutto non c’è la corsa all’incarico di medico di base. Del resto comprensibile che dopo sei anni di studio e altrettanti di specializzazione un neomedico punti in alto. Il primo impegno quindi è di rilanciare la figura del medico di base adeguandone anche i compensi.