Milano, 5 settembre 2018 -

DOMANDA:

Caro direttore, che ci sia fame di lavoro è fuor di dubbio. Ma che si potesse arrivare a pretendere il pizzo per aver aiutato una persona a trovare un impiego, spesso precario, mi pare che vada oltre ogni limite. Eppure è quello che è appena accaduto nella nostra Lombardia. Ora io spero che si riesca a fare piena luce su questo fenomeno e a stroncarlo sul nascere per rispetto di chi, con fatica, cerca un impiego, spesso senza trovarlo. Martina G., Milano

RISPOSTA:

Il metodo non è nuovo. E il mercato (illegale) dei posti di lavoro in vendita ha già arricchito e ancora arricchisce la mafia, la ’ndrangheta e la camorra. Tanto che perfino la popolarissima serie di Gomorra ha voluto raccontare in una delle sue puntate il ruolo di questi loschi personaggi, estorsori che per una assunzione arrivano a farsi pagare anche 15mila euro. E non stupisce che sia potuto accadere anche in Lombardia. Perché la criminalità è abilissima a apprendere e usare con efficacia tecniche e metodi che consentono di effettuare guadagni facili. Per una volta, però, chi ha approfittato della fame di lavoro di questi poveri disperati alla ricerca di un posto è finito in carcere. Presto, probabilmente, sarà processato. È vero, i controlli non sono mai abbastanza. Però gli strumenti per evitare questa odiosa forma di sfruttamento esistono. Il primo è denunciare. sandro.neri@ilgiorno.net