LETTERA:

DEVO DIRE che negli ultimi anni, da sportivo da poltrona, la F1 mi ha annoiato non tanto perché i risultati delle “rosse” sono in calo, ma per l’esasperata tecnologia che ha fatto passare in secondo piano piloti e passione. Per questo mi ha colpito la morte di Niki Lauda perché, pur annunciata dalle complicanze della sua malattia, ha messo la parola fine a una Formula 1 che era ancora basata sui piloti, almeno così la ricordo. Come ricordo i suoi duelli con Hunt, Andretti, Peterson. Altri tempi. Dante, Milano

RISPOSTA:

LO AVEVANO definito “robot” in anni in cui si fantasticava ancora su queste macchine, oggi è il campione che ha vissuto tre volte. Comunque da leggenda. L’annuncio della morte di Niki Lauda ha seguito il registro della sua vita, quella antecedente il drammatico incidente del 1976 e quella successiva. Mai, in nessuna circostanza, sopra le righe, sempre pragmatico, lucido, eppure mosso da una passione infinita per i motori. Tanto da tornare dopo aver smesso la tuta da pilota. Ha scritto una pagina di storia nella Formula 1 prima che diventasse una monotona sfida tattica fatta di pit-stop, mescola di gomme e altre diavolerie elettroniche. Resterà imparagonabile, così come non si potrà paragonare la sua rivalità con il biondo rubacuori James Hunt e quella che divide i protagonisti di oggi. ivano.costa@ilgiorno.net