Milano, 31 agosto 2018 - Dilagano le violenze sessuali eclatanti (che si cumulano a quelle domestiche). Quali rimedi? Pene adeguate sono condizioni necessarie, ma non sufficienti. Il problema è altresì culturale. Culturale, non etnico: aspetti spesso confondibili solo per talune coincidenze tra provenienza geografica e dominanza di culture meno stigmatizzanti la discriminazione e predazione della donna.

Le pur alte pene previste non assicurano deterrenza e dissuasione. Vanno inasprite, soprattutto graduandole. C’è troppa poca differenza fra approccio pesante sgradito, violenza “completa” e stupro atroce. Le aggravanti edittali non bastano. Le gravi lesioni alle vittime (e quelle psicologiche lo sono quasi sempre) non dovrebbero subire diminuzioni da cumulo. E vanno corrette le generali norme su sconti di pena, concorso di reati e procedure premianti. La carcerazione preventiva dovrebbe essere meno aleatoria e breve, per l’elevato rischio di reiterazione. Soprattutto per chi ha molti alias e nessuna fissa dimora.

E qui veniamo al politicamente scorretto. Perché la incidenza di “migranti” responsabili di stupri è considerevole. Quando il problema è culturale (non razziale), e aggravato dalla durezza d’animo generata dalla terribile odissea vissuta, sbarcare in uno Stato di diritto, dove (per fortuna) la polizia «non mena» e i giudici sono (giustamente) garantisti, fa scemare la deterrenza. Il rimedio non è imbarbarirci, ma far prevedere come certe e non eludibili le reazioni dell’ordinamento. Se si sa che la pena la si sconta davvero tutta, e che la carcerazione preventiva è ineludibile, la deterrenza cresce.