LETTERA:

Paradossalmente sono due i rischi per me che vivo solo in casa. Mangio di più perché è un continuo sgranocchiare e fare avanti e indietro dal frigo e alla fine... con questo smart working lavoro di più. Un dramma ingrassare, ma almeno salvo il posto. Davide P., Milano

RISPOSTA:

Sforzandoci di trovare lati positivi di una situazione che sta mettendo a dura prova la pazienza di tutti, c’è da sottolineare come per l’ennesima volta noi italiani abbiamo dato dimostrazione della nostra adattabilità. Perché quello che non è ancora ben chiaro, al di là della paura, è che quanto sta accadendo è un flagello storico. Nonostante i tanti richiami e rimandi alla peste manzoniana e ad altre ondate virali di secoli più recenti è come se non volessimo metterci in testa che quanto sta accadendo è assolutamente un evento fuori dalla nostra portata e che sta misurando il nostro grado di efficienza e capacità di reagire all’attacco. Cercare colpe o scambiarsi accuse serve a poco. Invece è utile quello che hanno messo in mostra gli italiani che per esempio sono stati chiamati ad affrontare lo smart working che non era poi così diffuso. Si sta scoprendo ad esempio che da casa, la mole di lavoro svolto è addirittura superiore a quella a parità d’ore in ufficio. E anche i ragazzi con la scuola online stanno dimostrando grande senso di responsabilità. Una prova di serietà e applicazione notevole, almeno di questo andiamone fieri. ivano.costa@ilgiorno.net