Milano, 11 dicembre 2016 - 

LETTERA

Ho letto recentemente l’intervista al segretario generale della Claai-Confederazione delle libere associazioni artigiane sull’avvenuta sottoscrizione del nuovo modello contrattuale dell’artigianato. In un clima da tutti contro tutti, nel nostro Paese mi sembra strano assistere a un accordo tra imprese e sindacati senza scioperi, contrasti accesi e reciproche accuse. È un’eccezione o sta cambiando qualcosa? R.A., Monza

RISPOSTA

Le principali associazioni di categoria dell’artigianato e le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo che riguarda un milione e mezzo di lavoratori e, perciò, di relative famiglie. Questo dopo un periodo di trattative, senza particolari tensioni, ed esattamente a 60 anni dalla promulgazione delle legge quadro sull’artigianato. Quella che, nel 1956, disegnò in modo innovativo la figura dell’azienda artigiana, distinguendola dall’industria. Non si può non considerare il mondo artigiano e in senso lato quello della micro, piccola e media impresa, come la vera e peculiare ossatura portante del sistema produttivo italiano: anche prima, ma soprattutto in questo decennio di crisi economica feroce, la grande industria è quasi scomparsa nel nostro Paese, che affida centinaia di migliaia di posti di lavoro a una miriade di realtà laboriose, snelle ed elastiche, forse più capaci adeguarsi ai cambiamenti. Un esempio di concertazione basata sulla realtà. sandro.neri@ilgiorno.net