Milano, 25 novembre 2020 - 

DOMANDA:

Premesso, non so sciare. Ma capisco che una stagione invernale bloccata per molte realtà significhi il tracollo. Per questo ritengo che se si vuole adottare questa drastica linea lo si debba fare anche con patti con gli altri Paesi confinanti. Giusto per sottolineare che in questa battaglia siamo uniti. Marco S., Como

RISPOSTA:

Un ginepraio. Sull’arco alpino si profila una prova d’esame non solo per la guerra al Covid, ma sulla reciprocità. Decidesse l’Italia di tenere chiusi gli impianti di sci per questione sanitarie, che faranno Francia, Germania e Austria? Visti i presupposti, sarebbe più facile ingoiare l’amara pillola se anche negli altri stati la soluzione adottata risultasse simile. Se invece ognuno andasse per suo conto sarebbe un mezzo disastro, non solo dal punto di vista economico. Perché sarebbe un’eventuale mancata occasione di costituire davvero un fronte comune per opporsi alla pandemia e, alla bisogna, per stabilire strategie comuni per le aree montane. Strategie che potrebbero andare ben oltre ristori ai quali attingere per far fronte all’emergenza e “tappare” i mancati introiti. Le Alpi chiedono un patto, paradossalmente loro che dividono Paesi e segnano confini, spingono verso un’unione d’intenti, chiamando in causa anche la Svizzera – unico Paese dove è chiaro che si potrà sciare – sempre che voglia restare nell’orbita Ue e non ritrovarsi, in futuro, da neutrale a isolata per un inverno da leone. ivano.costa@ilgiorno.net