Milano, 1 settembre 2018 - Ieri nelle prove aperte del Gran Premio di Monza, il pilota dell’Alfa Romeo Sauber,Marcus Ericsson, si è schiantato a 300 chilometri all’ora perché non ha funzionato il sistema di frenatura. Il pensiero va subito al governo dove i due piloti da Formula 1, Di Maio e Salvini, aumentano a ogni giro la velocità a ritmi pazzeschi e forse incompatibili con una fortunata conclusione della corsa. Ericsson è rimasto illeso. Avrà la stessa sorte il governo Conte se i due campioni lo porteranno a sbattere?

Già, Conte. Si dice che considera quello in corsa il suo primo e ultimo gran premio, comunque vada a finire la corsa. Si ritiene fortunato per vivere una esperienza che nessuno mai avrebbe potuto predirgli, vorrebbe portarla avanti possibilmente con qualche successo e senza ferite gravi. Ha chiamato perciò un pit-stop per la settimana prossima per controllare almeno la condizione delle gomme delle auto dei Dioscuri e verificare se l’eccesso di velocità non abbia consumato i penumatici più del dovuto. Si dice che Salvini e Di Maio vadano perfettamente d’accordo, come Castore e Polluce. I Dioscuri, gemelli, si volevano bene al punto che quando Castore morì, volle morire anche Polluce, che pure sarebbe stato immortale, al contrario del fratello, per via di un corno che la madre, Leda, avrebbe messo al marito unendosi a Giove. Non sappiamo se i Nostri siano uniti così eroicamente, ma è difficile che – almeno in questa vita governativa – uno dei due possa sopravvivere all’altro. I sondaggi seri non si fanno d’estate, perché le assenze rendono il campione poco credibile. Vedremo perciò a partire da metà settembre se è vero – come sembrerebbe – che la Lega sia valutata sensibilmente più forte dei Cinque Stelle. È certo che gli avvisi di garanzia per l’affare Diciotti e lo scambio di insulti con Macron hanno molto giovato a Salvini se è vero (ma anche questo andrà verificato) che gli italiani – tra l’ungherese Orbàn che si è barricato in casa e l’europeista presidente francese – preferiscono il primo.

Qualunque sia l’esito dei sondaggi, è difficile che Salvini stacchi la spina prima delle elezioni europee del maggio prossimo. A meno che la giustizia non gli faciliti il compito dichiarando che la Lega con questo nome non può toccare più un euro per via dei famosi sequestri, dovuti agli imbrogli fatti ai tempi di Bossi, e costringa Salvini a inventarsene un altro. Partito nuovo, vita nuova. Se vogliono vivere ancora un anno portando a casa almeno in parte qualcuno dei risultati promessi, è bene che i Dioscuri si fermino ai box per controllare le condizioni della macchina. Di Maio sterza a sinistra esigendo tagli alle pensioni d’oro e nazionalizzazione delle autostrade, suggerendo di frenare sull’immigrazione. Salvini controsterza a destra rifiutando i primi due punti e accelerando sul terzo. Come poi si riesca a fare insieme la riforma della legge Fornero e a far partire flat tax e reddito della cittadinanza senza far dimettere il ministro Tria, con tutto quello che comporta, resta allo stato un mistero della fede. Conte proverà a far ridurre la velocità ai suoi due azionisti e a suggerire una credibile direzione di marcia, perché se il governo va a sbattere male, dal carrozziere ci andranno i risparmi degli italiani.