Milano, 18 febbraio 2020 - La propensione ad innovare aumenta quando le aziende sono più grandi. È questa l’indicazione più chiara che emerge dalla rilevazione multiscopo legata al nuovo Censimento permanente delle imprese di Istat, integrata con i dati – prevalentemente di fonte amministrativa – presenti nei Registri statistici integrati dell’Istituto. Il 77,5% delle imprese italiane utilizza tecnologie chiave di digitalizzazione, o investe in questo settore. La percentuale scende al 73,2% tra le società che hanno tra i 10 e i 19 dipendenti, mentre sale al 97,1% nel caso di aziende con più di 500 dipendenti.

Tra i settori più digitalizzati (quelli in cui questo processo coinvolge oltre il 90% delle aziende) figurano: le telecomunicazioni, le società impegnate con più continuità in attività di ricerca e sviluppo, l’informatica, le attività ausiliarie a supporto della finanza, l’editoria, le assicurazioni e l’industria farmaceutica. Sono 11 i fattori chiave del cambiamento tecnologico: in cima troviamo le soluzioni cloud, adottate dal 51,8% del campione; seguono la connettività in fibra (41,8%) e quella con 4G o 5G (32,4%), la sicurezza informatica (26%), i software di gestione aziendale (22,1%), Internet of things (6,1%), la simulazione tra macchine interconnesse (5%), l’automazione avanzata e la robotistica (4,5%), l’analisi dei big data (4,2%), stampa 3D (3,6%) e tecnologie immersive (1,4%).

Il Censimento ha coinvolto 280mila imprese con 3 e più addetti, rappresentative di un universo di circa un milione di unità, pari al 24% delle imprese italiane, che producono l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti e il 91,3% dei dipendenti, dunque un segmento consistente del sistema produttivo. La rilevazione è stata realizzata tra maggio e ottobre del 2019, l’anno di riferimento dei dati è il 2018.