Milano, 12 luglio  2018 - Nei giorni scorsi il Garante della privacy ha presentato la sua relazione annuale al Parlamento, lanciando vari allarmi, dagli attacchi informatici al dominio dell’algoritmo sulle nostre scelte individuali, dalla selvaggia profilazione a fini commerciali dei nostri percorsi di navigazione in Rete alla scarsa riservatezza di alcuni siti delle pubbliche amministrazioni. Nelle cronache giornalistiche relative alla presentazione di quel documento si è giustamente dato risalto alle sfide che l’innovazione tecnologica pone quotidianamente alla nostra vita di utenti digitali. Su questo fronte, anche in un’ottica preventiva, il lavoro svolto negli anni dall’Autorità garante per la protezione dei dati personali si è rivelato prezioso per fissare paletti invalicabili ai sistematici tentativi di intrusione indebita nelle nostre vite da parte dei giganti del web e degli altri operatori di Rete.

Eppure, non tutti i cittadini conoscono i compiti di quell’ufficio, che nel 2017 ha fornito riscontro a circa 6.000 reclami e segnalazioni, con specifico riferimento a settori cruciali come il marketing telefonico, il credito al consumo, la videosorveglianza, il recupero crediti, il settore bancario e finanziario, gli enti locali, la sanità e i servizi di assistenza sociale. Inoltre, per quanto riguarda l’attività di relazione con il pubblico, l’ufficio del Garante ha dato risposta nel 2017 a 20.000 quesiti, che hanno riguardato gli adempimenti legati al nuovo Regolamento sulla privacy, alle telefonate promozionali indesiderate, a internet, alla videosorveglianza e al rapporto di lavoro.

L’anno scorso il Garante della privacy ha deciso 276 ricorsi, riguardanti editori, banche e società finanziarie, pubbliche amministrazioni e datori di lavoro pubblici e privati, fornitori telefonici e telematici, operatori del marketing. In 589 casi il Garante ha contestato violazioni amministrative per trattamento di dati personali senza consenso, o con inadeguata informativa circa l’utilizzo di quei dati. Complessivamente le sanzioni amministrative hanno sfiorato i 4 milioni di euro, con un 15% in più rispetto all’anno precedente. Il Garante della privacy è dunque un soggetto istituzionale al quale tutti i cittadini italiani devono molto, per quello che in vent’anni ha fatto in difesa della loro riservatezza, nella vita reale e in quella virtuale.