Milano, 8 novembre 2017 - Le diete mediatiche degli italiani si sono profondamente modificate con l’avvento di internet. Tuttavia, permane il primato dell’informazione a pagamento, considerata più affidabile. E si consolida il concetto di brand editoriale. Il marchio delle testate più apprezzate diventa un riferimento per il lettore dei giornali a pagamento, che in versione cartacea o attraverso lo smartphone o l’I-pad accede ai loro contenuti e instaura con essi un rapporto fiduciario che produce effetti benefici anche per il mercato della pubblicità. Sono alcune delle indicazioni che emergono da una ricerca dal titolo “Il Valore della Stampa: vissuti e aspettative dei lettori”, realizzata da Episteme e presentata ieri a Milano da Audipress, l’indagine ufficiale di riferimento per la lettura della stampa quotidiana e periodica in Italia. Rispetto al tema delle fake news, sembra prevalere diffidenza nei confronti della Rete, come luogo elettivo delle “bufale”, a causa della mancanza di controllo e regole certe.

Il lettore si pone come ultimo e definitivo certificatore della qualità dei contenuti, e le testate a pagamento, anche se non esenti dal beneficio del dubbio, vengono poste a un gradino di autorevolezza maggiore rispetto alle fonti gratuite reperibili on line. Il formato cartaceo – almeno nel campione di intervistati – continua a godere di un certo vantaggio rispetto alla versione digitale. Grazie alla sensazione di “possesso”, il giornale è sentito come strettamente personale. Inoltre, l’adattamento posturale rispetto alla rigidità della lettura a schermo induce soprattutto i più adulti a preferire il cartaceo, che asseconda una maggiore comodità e flessibilità, senza costringere ai caratteri grafici ridottissimi degli apparecchi tecnologici portatili. «La ricerca dimostra che la qualità dell’editoria giornalistica professionale – ha detto Maurizio Costa, Presidente della Federazione editori – è apprezzata dai lettori, i quali ne riconoscono anche il valore economico, un valore che, unito al recente incentivo fiscale per le spese incrementali per la pubblicità su quotidiani e periodici, ci consente di affermare  che chi investe in pubblicità su stampa ha molto più di un ritorno d’immagine»