Milano, 13 novembre 2019 -

LETTERA

Questi primi venti anni del nuovo secolo sono volati tra risparmi, incertezze e sacrifici. Devo dire che alla vigilia del Duemila le speranze erano ben diverse. Mi auguro che tanta disillusione serva a costruire qualcosa di migliore nei prossimi vent’anni. Alberto P., Varese​

RISPOSTA

Quando iniziò il conto alla rovescia per il ventunesimo secolo la speranza era palpabile. Siamo arrivati al primo spicchio consistente di questo nuovo secolo e si può dire che in questi venti anni si è passati dalla speranza alla depressione (anche economica) ed ora qualche accenno di riscatto pare balenare all’orizzonte. Certo è andata meglio rispetto a coloro che la sorte ha voluto vivessero i primi venti anni del 1900 impegnati a fare i conti con il disastro lasciato da una guerra mondiale i cui trattati avevano posto le basi per il secondo conflitto. A noi, cent’anni dopo, viene chiesto un salto di qualità. Alla soglia di questi venti anni si è giunti con la precisa sensazione che bisogna trovare una quadra perché le innovazioni tecnologiche trovino corrispondenza in un’economia diversa, perché le diseguaglianze sociali siano superate, perché l’emergenza climatica venga affrontata con efficacia. Se è vero che in questi primi vent’anni abbiamo perso qualche speranza, è certo che abbiamo accumulato parecchio da fare.