LETTERA:

Caro direttore, oggi ho trovato una brutta sorpresa. La mia solita edicola, quella dove da vent’anni compro il mio quotidiano era chiusa. Chiusa per sempre. Per mantenere l’abitudine all’acquisto del giornale, dovrò camminare ogni giorno un po’ di più. Io lo farò perché leggere mi piace. È ora di fare qualcosa di concreto per l’informazione. Marcello, Milano

RISPOSTA:

Quello della chiusura delle edicole è un problema serio. Anche perché non comporta solo un disagio per i lettori, ma una limitazione al loro diritto di essere informati. La crisi in questi ultimi dieci anni è stata molto forte. E altrettanto forte è la volontà di reagire. Anche da parte degli stessi operatori del settore. I giornalai, ad esempio, hanno annunciato un’iniziativa per mercoledì 29 gennaio, «La notte delle edicole». In 15 diverse città, Milano compresa, un chiosco dei giornali si trasformerà per una sera in un presidio aperto fino a notte al pubblico e agli stessi edicolanti. Mentre, per tutta la notte, le insegne degli altri punti vendita resteranno accese, a ricordare la capillarità di un servizio affidato a 22.000 rivendite in tutt’Italia, di cui 4.000 in Lombardia. È anche, più simbolicamente, una «lanterna accesa sulla città» - come recita lo slogan dell’iniziativa - chiamata a illuminare lo stretto sentiero della democrazia. Un richiamo che il governo non dovrà ignorare, rispondendo a un’esigenza primaria di una società come la nostra, moderna e pluralista, che si merita un solido diritto all’informazione. sandro.neri@ilgiorno.net