Milano, 27 febbraio 2020 - Siamo tornati. Grazie a un accordo con la Prefettura di Lodi, da oggi il nostro quotidiano è di nuovo a disposizione dei lettori anche nel comuni della cosiddetta zona rossa. Quei dieci centri, cioè, che rappresentano uno dei due maggiori focolai del coronavirus e che, a causa della chiusura preventiva delle strade di accesso ai paesi del Lodigiano, si erano ritrovati senza l’informazione della carta stampata. Assicurare ai lettori il proprio giornale significa garantire un diritto primario: il nostro ordinamento lo prevede come diritto ad essere informati e gli attribuisce, non a caso, un valore costituzionale. In questi giorni di concitazione e di divieti il “Giorno” non ha mai smesso di parlarvi. E di fornire quelle informazioni essenziali per affrontare al meglio l’attuale emergenza. Seguiteremo a farlo con ancora maggiore slancio, nella consapevolezza che le notizie scrupolosamente raccolte e vagliate da giornalisti professionisti e rispettosi della loro deontologia costituiscono un ingrediente insostituibile della partecipazione dei cittadini alla vita democratica. In queste ore è molto elevato il rischio di confondere l’informazione professionale con quella che viaggia sui social e che invece può essere prodotta da tutti gli utenti e diffusa attraverso i canali web. Distinzione non di poco conto, considerate le storture e la scarsa attendibilità di molti allarmi e di molte rassicurazioni veicolati in rete negli ultimi giorni sul tema del coronovirus. Il «Giorno», che al Lodigiano dedica da sempre una specifica edizione locale, ha giornalisti professionisti che vivono e lavorano all’interno della zona rossa creata per arginare i rischi di contagio. Il lavoro sul campo è il tratto distintivo della nostra testata e lo specchio fedele di una vocazione, che il “Giorno” incarna sin dalle origini, al giornalismo di cronaca, sempre attento alle istanze del territorio.