Milano, 11 luglio 2020 -

DOMANDA:

Tutto sembra essersi ridotto a tenere sotto controllo i focolai, si delimita il problema e caso chiuso. Ma la comparsa di questi focolai vorrà ben dire qualcosa che va oltre la questione dell’untore. È come se questo virus fosse sempre in agguato. Riccardo T., Milano

RISPOSTA:

Per metterci in pace con noi stessi un colpevole dobbiamo pur trovarlo così la questione si può delimitare, riconducendola su piani che rispondono meglio alla nostra logica e con l’arrivo del “portentoso rimedio” tutto è risolto. Senza prendere in considerazione versioni fantasiose e complottiste che finora non hanno portato molta fortuna a chi le ha cavalcate, c’è una traccia che sinora pare essere molto sbiadita sulla “scena del delitto” ma se si vuole giungere a comprendere le cose non si può tralasciare. Certo, è maleodorante, si annida nelle acque reflue. E ci dice che il virus era già presente a Milano e Torino nel dicembre scorso, un virologo sostiene di averlo isolato in Spagna nel marzo 2019. Il virus quindi circolava e probabilmente stava in mezzo a noi da parecchio tempo, anni. Si tratta di capire cosa lo abbia innescato rendendolo ciò che abbiamo sperimentato. Il “focolaio” alla fine è un problema collaterale, è l’innesco che va accertato. ivano.costa@ilgiorno.net