Milano, 2 aprile 2020 - 

LETTERA

Normale che si stia smaniando per tornare alla normalità, ma vorrei che si parlasse anche di come torneremo al tran-tran quotidiano. Mica si può pensare di vivere e spostarci anche solo con il servizio pubblico di due-tre mesi fa. Qualcuno sta pensando a riorganizzarli? Alfredo N., Milano

RISPOSTA

Tutto passa, passerà anche questa ondata virale. Lascerà tracce nei nostri corpi - sia di chi ha contratto la malattia sia di chi l’ha schivata - e nelle nostre menti che hanno riscoperto la paura profonda della malattia e della morte anestetizzata fino a un mese fa dai ritmi frenetici. Lascerà tracce nel nostro modo di vivere perché arrivare a contendersi dopo aver fatto la fila - più o meno ordinata, cosa impensabile per noi italiani - un chilo di farina o una confezione di carta igienica al supermercato non è cosa che si dimenticherà facilmente. Così come non si dimenticheranno le giornate scandite dall’appuntamento con la curva dei contagi e trascorse sognando “la ripresa”. Ma anche in questo contesto le cose dovranno cambiare: impensabile tornare a vedere i vagoni del metrò di Milano con gente stipata come sardine negli orari di punta, vedere fiumane di pendolari scendere dai treni, solcare i mari su palazzi galleggianti, passare una serata nel pigia-pigia di un locale “in”, senza dimenticare gli adeguati spazi nei luoghi di lavoro. La convivenza col virus, in attesa del rimedio finale, passa da questo. Più che alla “ripresa” c’è da pensare a come organizzarla, cominciando da questo.