Milano, 13 agosto 2019 

LETTERA

Immagino la signora che esce di casa per le compere, si ritrova in piazza, in pieno giorno, un tizio che dice cose strane eppoi la colpisce con un coccio di bottiglia. È il mio incubo. Non abito così in centro come la donna milanese aggredita, ma neppure in periferia e devo dire che non c’è mattina che lungo la strada che percorro per andare a fare la spesa non trovi bottiglie mezze vuote, testimonianza dei bivacchi notturni. Certo l’Amsa non può arrivare dappertutto, ma ormai queste sono diventate armi improprie. Anna T., Milano

RISPOSTA

Un fatto di cronaca dà lo spunto per delle riflessioni. Il caso della donna ferita in centro a Milano è l’ennesimo, grave episodio, di aggressione con un’arma impropria facilmente reperibile: un coccio di bottiglia. Nelle mani di un malintenzionato o di un esagitato ha la stessa valenza di un coltello anzi, peggio perché provoca ferite “strappando” e lesioni più vaste. Alla magistratura spetta il compito di fare chiarezza sull’episodio e di valutare se esistono responsabilità non solo da parte del fermato. Resta il problema di quanto sia facile trovare abbandonate per la città bottiglie vuote. Lo sanno bene mattinieri e nottambuli. nelle zone della movida il Comune ha cercato anche di frenare il fenomeno delle aggressioni con queste armi improprie con un’ordinanza, ma pochi la rispettano e questo costringe a muoversi con circospezione.