Milano, 12 giugno 2019 

DOMANDA

Ora che anche i numeri forniti dall’Istat dimostrano che gli italiani non ce la fanno più, che la gran parte delle famiglie ha ridotto le spese e lo ha fatto anche alla voce “generi alimentari”, mi auguro che ci sia un impegno per uscire da questa situazione e si studino interventi per ridare slancio alla nostra economia che non è fatta da “colossi” ma da piccole e medie imprese e artigiani che un tempo erano le punte di un ceto medio che trainava il Paese mentre oggi è a rischio estinzione.
Saverio P., Milano

RISPOSTA

Se ancora esiste il ceto medio, di sicuro consuma meno. E risparmia anche sui generi alimentari. Le famiglie spendono circa 840 euro l’anno in meno rispetto a otto anni fa e circa un quarto di questo taglio è costituito da un risparmio nell’acquisto di generi alimentari dettato non solo dal motto “più sani e snelli”. Se è vero che l’obiettivo di tornare ai livelli pre-crisi resta lontano si è aperto un altro sentiero impervio: c’è sempre più diseguaglianza non solo tra famiglie che risiedono tra Nord e Sud, ma anche tra le fasce che compongono il “mitico” ceto medio con una larga fetta che tira sempre più la cinghia avvicinandosi ai livelli minimi di vita decente e un’altra fetta, esigua, che invece da questi anni ha tratto profitti e ha visto aumentare la capacità di spendere. Una situazione sfilacciata che solo interventi mirati ad aumentare il potere d’acquisto dei cittadini può riequilibrare.