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2 ago 2022
mattia todisco
Sport
2 ago 2022

L'impresa di Crescenzio Marchetti, recordman mondiale di salto triplo a 71 anni

Il pensionato bresciano è primatista mondiale. Il suo segreto? "Passione e costanza"

2 ago 2022
mattia todisco
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Crescenzio Marchetti
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Crescenzio Marchetti

Brescia - In cima al mondo a 71 anni. Sarà pure terza età, ma lo spirito è giovane e il fisico splendente. Tanto che a Crescenzio Marchetti , bresciano, è riuscito lo scorso 7 maggio a strappare un record del mondo nel salto triplo, categoria M70, arrivando un centimetro più in là (10,76) rispetto al precedente primato stabilito da Lamberto Boranga, ex portiere di Serie A la cui supremazia nazionale durava dal 2012. Sperava di poter fare anche meglio ai Mondiali di Tampere, in Finlandia, in programma lo scorso luglio. Lo ha fermato una contrattura mentre stava per prepararsi al primo tentativo: niente salti, meglio non rischiare. Tanto, di Mondiali, ne ha già vinti cinque in diverse categorie e di smettere con l’atletica non se ne parla nemmeno.
Chi o cosa glielo fa fare?
"La passione. Ho sempre cercato di dare il meglio sia nello sport che nella vita. Attualmente sono pensionato, ma ho fatto l’ingegnere nel settore del marmo di botticino fino allo scorso anno. Toccati i 70 ho deciso che era il momento di ritirarmi, faccio giusto qualche consulenza ogni tanto".
In compenso dall’atletica non si è ritirato.
"La pratico da sempre. La prima gara è stata in terza media, facevo salto in alto. Da quel momento in poi non ho mai smesso. Fino a 28 anni sono stato nel giro della nazionale italiana, purtroppo ho dovuto rinunciare ai Giochi di Montreal del 1976 per un infortunio piuttosto serio: strappo muscolare. Un anno intero perso. A quel punto ho deciso che era il caso di prendere una strada diversa, ma non ho mai smesso di andare la sera al campo per allenarmi. Ci sono regole di vita che servono per la salute, prima ancora che per l’agonistica".


Una carriera interrotta, ma che non le ha impedito di allenarsi nella stessa società di campioni straordinari.
"Ho iniziato nell’Atletica Brescia, poi sono finito nei Carabinieri e quindi alla Fiat Iveco dove erano tesserati anche Sara Simeoni e Pietro Mennea. Chiusa quella fase sono tornato a casa, ora sono alla Virtus Castenedolo".
Il club con cui ha registrato il record del mondo M70 del salto triplo. Se l’aspettava?
"No, perché avevo impostato la preparazione in vista delle gare all’aperto, quindi gli Assoluti a Grosseto e poi i Mondiali a Tampere. La società mi ha chiesto di partecipare alla fase regionale a Mantova perché faceva comodo portare a casa dei punti e al primo salto ho azzeccato praticamente tutto. Per lo stupore mio e dei presenti».
Ha rischiato di fare anche meglio agli Assoluti italiani.
"Sono arrivato a 10.88 a Grosseto, ma il risultato non è stato omologato: c’era troppo vento. Sarebbe stato di nuovo record del mondo nel giro di poche settimane. Peccato".
Ci riproverà?
"Assolutamente sì. Sarebbe stato bello centrare il primato ai Mondiali in Finlandia, ma ho voluto evitare di peggiorare la situazione. Mi sono fermato appena ho avvertito una possibile contrattura. Sono rimasto a riposo per circa dieci giorni e ne ho approfittato per un viaggio tra Finlandia, Svezia e Norvegia. Mi è accaduto spesso di girare il mondo grazie alle gare di atletica. Ho vinto cinque mondiali tra outdoor e indoor nelle categorie over 40, 55 e 65. Purtroppo, negli anni, è capitato di dover saltare qualche appuntamento per motivi di lavoro. Adesso ho più tempo e posso anche permettermi di viaggiare".

Quale sarà la prossima gara?
"Il 10 e 11 settembre ci sono i campionati di società master e vorrei arrivarci in forma. Mi sto allenando per quell’obiettivo. Quando sono guarito dall’infortunio ho fatto rieducazione in Sardegna mentre ero al mare e mi sono rimesso subito al lavoro".
Crede che i suoi risultati possano essere d’esempio per le giovani leve?
"Spero che facciano capire alle nuove generazioni che praticare sport fa bene, a prescindere dalla disciplina che si decide di intraprendere. È importante dare il massimo per non rischiare di buttare via il proprio talento. Lo sport è una scuola di vita. Aiuta a risolvere e superare i problemi proprio come accade nella vita di tutti i giorni".

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