Emilio Del Bono con la vicesindaco Laura Castelletti
Emilio Del Bono con la vicesindaco Laura Castelletti

Brescia, 12 giugno 2018 - Emilio Del Bono è stato confermato sindaco di Brescia. Schiacciante il risultato sulla rivale Paola Vilardi: 53,9% contro 38,1%. Sebbene questa affermazione già da sé rappresenti una notizia, risulta quanto mai evidente allargando l’orizzonte da Brescia che il successo rappresenti una vera anomalia politica per il suo partito di riferimento, il Pd, che viaggia a livello globale sui minimi termini.

Del Bono, congratulazioni. Sa di essere una mosca bianca? L’avranno chiamata dalla segreteria romana del partito per sapere quale sia la ricetta del successo. (Ride.)

"Le telefonate più belle le ho ricevute da Gianrico Carofiglio, mio scrittore preferito, e da Carlo Verdone che mi ha detto: “Meno male che ci sei tu...”. Battute a parte, ho ricevuto le congratulazioni dell’ex premier Gentiloni e del segretario Martina, ma non ho dispensato ricette. La mia vittoria è stata costruita da un gruppo che ha capito di voler faticare per stare al centro dei problemi della gente. Metodo e merito in raccordo con ascolto e lavoro".

L’astensione, però, è stata notevole e in aumento. Quasi il 40% Che ne pensa?

"Stiamo vivendo un’era politica nuova. Ogni voto va conquistato singolarmente. Lo scontro ideologico che faceva muovere la folla verso le urne ora non c’è più. E questo, anche se può sembrare un paradosso, è un bene per la democrazia: significa che la sua tenuta non è in pericolo chiunque sia al potere. Sarà comunque importante lavorare sui disillusi: vanno riconquistati e riattivati. Rispetto a soli cinque anni fa molto è cambiato sia in Italia che a Brescia: il Paese è più disorientato. I partiti hanno finito un’era e stanno cercando di recuperare dalla diastonia in cui sono finiti". Ora la aspettano cinque anni di prosecuzione di lavoro tra la gente. Solo che a Roma il governo non è più “amico”.

Sarà un ostacolo su partite importanti per Brescia come sicurezza, ambiente e infrastrutture?

"Al contrario. Lega e Cinquestelle hanno detto di volere risolvere i problemi. Sicurezza e ambiente sono di certo due temi molto importanti per Brescia e mi risultano siano anche dei totem leghisti e grillini. Se così non fosse, be’, credo che la loro luna di miele interna e con il Paese finirà molto velocemente e io sarò pronto a denunciare ogni atto contrario. L’ho già fatto con il Pd".

In Consiglio dovrà necessariamente confrontarsi con la Lega: mai così forte a Brescia.

"Non c’è problema, la cosa non mi spaventa. La mia anima popolare non si farà certamente intimorire dalla loro anima populista".

Be’, seppur involontariamente, una cosa insieme l’avete già fatta: distruggere i consensi di Forza Italia.

"In effetti l’analisi del voto dice proprio questo. Una parte dei loro voti sono andati alla Lega e una parte a noi. Forza Italia ha perso la sua identità finendo per far confluire l’area più moderata verso il nostro mondo civico e quella più dura verso il Carroccio".

Un passo indietro, sindaco. Torniamo al “suo” Pd: lei in campagna elettorale si è ben guardato dal mostrane o ricordarne il simbolo, l’appartenenza. Meglio non salire su una barca che affonda?

"Io sono al vertice di una coalizione civica di centrosinistra e non espressione diretta di un partito. La mia avversaria invece ha puntato sull’opposto, con la Lega che ha voluto mettere il suo sigillo (Salvini è venuto a chiudere la campagna di Vilardi, ndr)".

Ma è vero che l’altra sera, una volta avuta la certezza della vittoria ha detto: “Con questi voti posso diventare il segretario del Pd”?

"Macché! Deve essere stata una battuta delle persone che erano accanto a me. Mai detta una frase del genere anche perché non mi interessa proprio quel tipo di impegno. Io credo di sapere fare altro: stare sul marciapiede in mezzo alla gente".