Marcell Jacobs è l'uomo più veloce del mondo. La medaglia d'oro nella gara dei 100 metri, la competizione regina dell'atletica, alle Olimpiadi di Tokyo ha consacrato questo ragazzone nato a El Paso in Texas ma italiano al 100% e, anzi, bresciano visto che vive a Desenzano del Garda.Tante sono le curiosità che ruotano attorno a questo atleta, che nonostante l'aspetto potrebbe comunicare il contrario è particolarmente timido e riservato.

 

L'inglese

Nonostante sia nato in Texas, Jacobs non parla un inglese perfetto. Eppure nel rilasciare le diverse interviste a media internazionali negli ultimi due anni se l'è cavata bene. Il motivo? I suoi risultati di rilievo nel salto in lungo e nella velocità lo hanno portato a doverne rilasciare così tante da aver affinato una tecnica: imparare le frasi necessarie a rispondere. E' stato lui stesso ad ammetterlo, sottovalutandosi anche un po': in fondo il suo inglese non è poi così male.

Su Instagram

Il salto in lungo è il suo primo amore, quello che non lo ha mai tradito portandolo anche a risultati eccellenti soprattutto da giovanissimo. E infatti il suo nickname su Instagram, dove ha 164mila follower destinati a salire vertiginosamente nelle prossime ore, è "Crazylongjumper", ovvero saltatore in lungo pazzo.

I tatuaggi

Il corpo di Marcell Jacobs è una tela. Sulla schiena ha una tigre, poi sul corpo le date di nascita dei figli e della madre. E ancora un mappamondo, la rosa dei venti, la scritta 'carpe diem, il Colosseo con un gladiatore e i cinque cerchi delle Olimpiadi. Insomma di spazio ce n'è poco, ma al ragazzo non manca l'inventiva e una soluzione la trova perché si deve celebrare la gloria dei Giochi.

L'infortunio

Oggi Lamont Marcell Jacobs è l'uomo più veloce del pianeta, con la sua medaglia d'oro e quel 9''80 che lo ha fatto entrare nella storia. Ma se non fosse stato per una lesione al bicipite femorale nel 2017 probabilmente avrebbe continuato a puntare forte soprattutto sul salto in lungo. E' stato infatti lo stop causatoglie da quel problema fisico a convincerlo a concentrarsi soprattutto sulle gare di velocità. 

Il rapporto con il padre

"Da mio padre ho preso solo le fibre muscolari" ha dichiarato durante un'intervista Marcell Jacobs. E in effetti proprio la distanza tra lui e il genitore ha caratterizzato gran parte della vita del bresciano. Un padre assente per molti anni della sua infanzia, tanto che Marcell lo ha rivisto per la prima volta solo all'età di 13 anni. I loro rapporti sono rimasti tesi per diverso tempo e soltanto di recente, anche grazie al contributo della mental coach Nicoletta Romanazzi, molte cose si sono appianati e oggi i due sono un po' più vicini.

La mental coach

Sempre più atleti fanno ricorso alla figura del mental coach, una sorta di allenatore della mente. Non ne ha mai fatto mistero il calciatore Leonardo Bonucci e non lo ha nascosto Lamont Marcell Jacobs, che ha ringraziato pubblicamente proprio Nicoletta Romanazzi dopo la conquista della medaglia d'oro alle Olimpiadi nella gara dei 100 metri. "Abbiamo costruito uno staff intorno a me, adesso entro in pista con più tranquillità anche nei momenti importanti" ha dichiarato il neocampione olimpico. 

La compagna 

Una compagna e tre figli: questa è la famiglia dell'uomo più veloce della Terra. Nicole, di Roma, è la compagna di Marcell Jacobs, ma non immaginatevi un'influencer modello Chiara Nasti. Le piacciono i social network, è vero. Ma su Instagram ha soltanto poco più di 8mila follower e pubblica soprattutto foto di se stessa e dei figli. Prima di conoscere il velocista lavorava all'outlet di Serravalle: insomma, non certo una modella di grido con ambizioni da starlette. Una particolarità: Anthony e Meghan, i due bimbi che Marcell ha con Nicole, hanno già il proprio profilo Instagram nonostante siano ancora molto piccoli. Il terzo figlio di Marcell Jacobs è Jeremy, nato da una precedente relazione dell'uomo.

La mamma

Gli è sempre stata accanto, mamma Viviana. Lei che ha fatto al figlio Marcell tanto da madre quanto da padre, si è sempre occupata di lui. Ha sempre vissuto a Desenzano del Garda, dove ha un albergo. Da lì ha guardato le ultime gare del figlio e così ha fatto anche in occasione delle Olimpiadi di Tokyo. D'altro canto, abitudine vincente non si cambia. E in effetti ha portato molto bene.

La dedica

Il primo pensiero del velocista di Desenzano sul Garda dopo il trionfo nella finale dei 100 metri è andato al nonno materno: "Dedico questa medaglia a lui, che ha sempre creduto in me". E in effetti è stato merito della famiglia materna se Marcell ha potuto continuare a inseguire il suo sogno.

Il soprannome

La piccolo il nonno materno lo chiamava "Motoretta": Marcell era un bimbo iperattivo, che non stava mai fermo. Esattamente come una piccola moto che non esaurisce mai le proprie energie.