Marcell Jacobs (Ansa)
Marcell Jacobs (Ansa)

Veloce come il vento. Marcell Jacobs è il jet di Desenzano e a Tokyo conquista il record italiano sui 100 metri con 9''94. Nato a El Paso da madre italiana e padre texano, unisce il dna americano - la corporatura e la propensione a una corsa piuttosto "massiccia" ne sono due caratteristiche peculiari - alla grinta e alla voglia di non mollare mai tipiche degli atleti italiani. Alle Olimpiadi, vincendo la batteria dei 100 metri e qualificandosi quindi per la semifinale, Jacobs - che milita nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia - già a maggio di quest'anno ha sfilato il record italiano dalla tasca di un altro talento azzurro ovvero quel Filippo Tortu che con il bresciano condivide la leadership dell'atletica italiana. Entrambi figli del vento, ma così diversi nel carattere e nei modi di approcciarsi alla gara: mite Tortu e più spregiudicato Jacobs. Rivali? No, in realtà i due sono amici. E lo hanno dimostrato più volte.

Una vita nell'atletica, per Marcell. Papà militare texano, mamma bresciana con la quale è cresciuto. Viviana - che gestisce un hotel sul lago di Garda, ma, come ricordato da Marcell in diverse occasioni, "è una che ha dovuto lavorare sodo nella vita, partendo dal fare le pulizie" - è la sua prima tifosa. Il velocista che oggi ha centrato il nuovo record tricolore con 9''94 ha cominciato a muovere i primi passi nel mondo dell'atletica a dieci anni. Comincia con la velocità e poi sposta la propria attenzione sul salto in lungo. Tanto che a 19 anni conquista il record italiano juniores nel salto in lungo indoor. Quel ragazzo bresciano si fa notare anche negli anni successivi. La velocità però gli piace e diventa un altro dei suoi punti di forza. Nel 2018 ecco la sfida a Filippo Tortu: il loro è un duello che si rinnoverà diverse volte negli anni seguenti. Per lui fanno il tifo anche i tre figli: Anthony e Megan avuti dalla compagna Nicole e Jeremy, nato da una precedente relazione. Nella vita quotidiana Jacobs ha una grande passione per i tatuaggi (sul petto, fra gli altri, sfoggia la grande scritta "crazy long jumper", ricordo del suo passato da lunghista) e per le sneaker, Dunk e Jordan 1 su tutte. Gli piace vestirsi "un po' da tamarro", come ha confessato in varie interviste. 

Gli sportivi che più lo ispirano sono Lewis Hamiton, LeBron James (segue l'Nba con attenzione, del resto) e il mito dello sprint mondiale, Usain Bolt. Importante il lavoro psicologico fatto dalla sua mental coach Nicoletta Romanazzi, così come i consigli dell'allenatore Paolo Camossi, ex triplista goriziano e campione mondiale indoor.

Arrivato a Tokyo con grandi aspettative, il velocista di Desenzano sul Garda le sta rispettando tutte. Ha dominato la semifinale dei 100 metri maschile e in finale non vuole di certo sfigurare. Anzi, La conquista di una medaglia è non solo fra gli obiettivi dell'atleta bresciano, ma è anche alla sua portata. "L'importante era qualificarsi alla finale, spero di arrivarci con una grande condizione. Il record? E' molto importante, siamo arrivati qui con tanta voglia di fare. E' da una vita che sto sognando questo momento" ha commentato dopo aver firmato il record italiano a Tokyo. E non lo sta sognando solo Marcell, questo momento. L'Italia sogna con Marcell e Filippo, la strana coppia della velocità. E non intende di certo svegliarsi. Almeno non senza una medaglia.