Il reato ormai è caduto in prescrizione ma dovrà dichiararlo il giudice nell’udienza fissata per il 18 settembre
Il reato ormai è caduto in prescrizione ma dovrà dichiararlo il giudice nell’udienza fissata per il 18 settembre

Brescia, 7 settembre 2018 - Chi va piano va sano e lontano recita il detto, ma in questo caso la lentezza ha dell’incredibile. Sono infatti serviti undici anni agli uffici della corte d’Appello di Brescia per fissare la data di un processo di secondo grado. Il processo di primo grado infatti si era celebrato nel novembre del 2007 e si era chiuso con una condanna a 8 mesi di reclusione per un uomo italiano fermato l’anno precedente con qualche grammo di stupefacente. Il legale dell’imputato aveva quindi depositato il ricorso in Appello 45 giorni dopo, ma da quel momento il fascicolo è sparito, inghiottito da qualche armadio spostato chissà dove durante il trasloco dai vecchi ai nuovi uffici della Giustizia bresciana. Ora l’udienza per il processo di Appello è stata fissata per il 18 settembre.

Un banale procedimento per detenzione di stupefacenti, quindi, si è trascinato per oltre un decennio. Nel frattempo non solo il reato è andato in prescrizione (la data dell’Appello è comunque stata fissata perchè deve essere il giudice a dichiarare l’estensione del reato per sopraggiunta prescrizione), ma dell’imputato si è persa ogni traccia. «Lo sto cercando ai numeri di telefono che mi ha lasciato ai tempi del primo processo – spiega il suo avvocato – Ma non riesco a trovarlo in nessun modo dopo così tanto tempo». Fra qualche giorno sulla vicenda finalmente calerà il sipario.

E non è il primo caso di processo che tra il primo e il secondo grado si perde tra i corridoi della Giustizia. A febbraio la corte d’Appello di Brescia aveva assolto i cinque imputati per la vicenda dell’esplosione di un reattore per la produzione di un diserbante all’interno della Finchimica di Manerbio avvenuta la notte del 19 febbraio 2000. Il boato venne sentito a chilometri di distanza e quella notte si sfiorò la tragedia. I giudici dell’appello avevano ribalto la sentenza dei colleghi del processo di primo grado che nel 2008 avevano condannato gli imputati a pena tra i 12 e i 18 mesi di reclusione.