Brescia, 9 gennaio 2019 - Maxi operazione antiterrorismo matrice islamica dei carabinieri tra la Lombardia e la Sicilia, in particolare nelle province di Brescia, Palermo, Trapani e Caltanissetta. Il Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, con il supporto dei competenti Comandi dell'Arma Territoriale, ha dato esecuzione ad un fermo di Indiziato di Delitto emesso dalla Procura Distrettuale di Palermo nei confronti di 15 indagati, ritenuti a vario titolo responsabili di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e al contrabbando di sigarette, plurimi episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel Territorio nazionale ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria, reati questi aggravati poiché commessi avvalendosi del contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività delinquenziali in più di uno Stato. Tra gli indagati dell'inchiesta denominata Abiad  c'è anche un tunisino di 27 anni residente nel Bresciano. Il giovane ora in carcere a Canton Mombello, è residente da poco a Ome dopo anni vissuti a Palermo. Gli inquirenti gli contestano un episodio di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, avendo aiutato una ragazza a trasferirsi in Inghilterra acquistando per lei biglietti aerei.

"RISCHIATE ESERCITO DI KAMIKAZE IN ITALIA" - E' stato un 'pentito' tunisino, Arb Ben Said, a far partire l'inchiesta sugli 'sbarchi fantasma' e su presunti contatti degli indagati con il terrorismo islamico. Il 16 agosto del 2016 Ben Said, estradato poi in Francia, chiede di parlare con le autorità italiane, per evitare "un esercito di kamikaze in Italia". Da allora le indagini non si sono mai fermate, fotografando un'organizzazione criminale finalizzata al traffico di esseri umani che, nel medesimo contesto, aiutava ad espatriare soggetti ricercati in Tunisia anche per reati legati al terrorismo.

SCAFISTI - L'indagine ha permesso di individuare un gruppo criminale transnazionale prevalentemente formato da tunisini e particolarmente dinamico nell'organizzazione, in cambio di ingenti corrispettivi di denaro contante, di traversate di ristretti gruppi di tunisini dalle coste maghrebine a quelle trapanesi, attraverso trasporti marittimi con natanti off-shore, capaci di garantire trasferimenti rapidi e tendenzialmente in grado di eludere gli ordinari dispositivi di controllo. L'associazione, operante in Italia e Tunisia, curava anche l'espatrio dalla Tunisia di persone ricercate dalle locali autorita' e Forze di Polizia e incrementava i propri illeciti guadagni con attività di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, distribuiti nel territorio palermitano attraverso la preziosa mediazione degli italiani. 

CLANDESTINI - Gli ingenti guadagni venivano in parte riutilizzati per il rifinanziamento della struttura operativa e logistica - tra l'altro per l'acquisizione di nuovi natanti in caso di fuori uso e/o sequestro dovuto al pagamento delle spese legali dei membri sottoposti a processo - e in altra considerevole parte per alimentare e gestire l'attività d'intermediazione finanziaria esercitata abusivamente nei confronti dei connazionali tunisini. Le indagini hanno permesso di rintracciare, fermare e identificare alcuni gruppi di clandestini trasportati via mare in territorio trapanese.

ISTIGAZIONE AL TERRORISMO - La gestione di questi servizi di trasporto da parte dell'organizzazione ha rappresentato una più grave minaccia alla sicurezza in ragione delle posizioni radicali pro "Daesh" rilevate in capo a un esponente di vertice del sodalizio. Infatti, le attività d'indagine, effettuate anche attraverso un mirato monitoraggio di alcuni profili social, hanno permesso di verificare che uno degli indagati, oltre a svolgere mansioni direttive del sodalizio e a custodirne la "cassa comune", gestiva, mediante lo strumento informatico, un'intensa attività d'istigazione e di apologia del terrorismo di matrice islamista, inserendosi nel network globale della propaganda e promuovendo gli efferati messaggi dell'organizzazione terroristica "Daesh". L'uomo operando in perfetta coerenza con le attuali caratteristiche della cosiddetta "Jihad 2.0" - che vede nell'operativita' dei "mujaheddin virtuali" un formidabile strumento di radicalizzazione delle masse e propaganda dei dettami del terrore di matrice islamista - si adoperava per la diffusione e condivisione tramite social network di documenti e di materiale video-fotografico volti al proselitismo e alla promozione dello Stato Islamico "Daesh". Attraverso i vari profili riconducibili all'indagato, oltre alla diffusione dei messaggi, erano chiaramente esaltate le piu' crudeli attivita' terroristiche condotte in Tunisia, Iraq, Siria, Medioriente, Europa e Stati Uniti, cosi' come erano curati i contatti con altri profili di altri utenti impegnati nella promozione delle medesime attivita' terroristiche.

SOSPETTE OPERAZIONI FINANZIARIE - In questo contesto la pericolosità era amplificata in ragione del fatto che i proventi custoditi nella "cassa comune" dell'organizzazione potevano anche essere utilizzati per fini diversi rispetto a quelli strettamente connessi alle attivita' delittuose commesse dall'associazione criminale transnazionale.  Le risorse economiche venivano infatti in parte occultate in proprietà immobiliari e in altra parte depositate in banche tunisine su conti fittiziamente intestati a soggetti residenti in Tunisia, circostanza questa che, per quanto emerso grazie alle intercettazioni svolte, avrebbe suscitato l'attenzione del Battaglione Anti-Terrorismo Tunisino il quale starebbe svolgendo delle indagini volte ad accertare la finalità di sospette operazioni finanziarie che vedrebbero coinvolto uno dei fermati- Dalle indagini è inoltre emerso che il sodalizio criminale si è sempre dimostrato in grado di rigenerare la propria struttura logistica attraverso l'acquisizione di nuovi recapiti cellulari fittiziamente intestati a terzi e da destinare alle comunicazioni riservate tra gli associati, il reperimento/acquisto di nuovi potenti natanti off-shore da utilizzare per i servizi di trasporto e il ripristino dei canali di commercializzazione dei tabacchi contrabbandati dalla Tunisia, attivita' questa ultima operata con la preziosa collaborazione di fedeli sodali palermitani.