Luca Cottarelli, 17 anni, Marzenne Topar, 41, e il capofamiglia Angelo Cottarelli, 56,
Luca Cottarelli, 17 anni, Marzenne Topar, 41, e il capofamiglia Angelo Cottarelli, 56,

Brescia, 25 novenmbre 2020 - Dodici anni di processi, un’assoluzione, quattro ergastoli, quattro annullamenti in Cassazione. È una partita a scacchi senza fine la storia giudiziaria di Salvatore Marino, il cui nome è legato alla strage dell’immobiliarista Angelo Cottarelli, il 28 agosto 2006 massacrato a colpi di pistola e coltello con la compagna Marzenne Topor e il figlio 17enne Luca. Approdato al nono grado di giudizio, ieri l’autotrasportatore trapanese per la quarta volta si è visto annullare la condanna a vita. La Corte d’assise d’appello di Milano nel giugno 2019 lo aveva ritenuto colpevole ma ora è di nuovo tutto da rifare. Mentre il cugino Vito sconta l’ergastolo, un quinto processo d’appello dovrà decidere in merito alla partecipazione di Salvatore al delitto, che continua a generare interpretazioni. Per gli avvocati Giuseppe Pesce e Giovanni Palermo, che avevano prodotto 56 pagine di ricorso, la sentenza era viziata da illogicità ed errori e non provava il suo coinvolgimento. Un ricorso di cui la Procura generale aveva chiesto l’inammissibilità. I trapanesi per l’accusa erano coinvolti con Cottarelli in un giro di fatture false per truffare la Ue e ottenere fondi per i vigneti e le cantine di Vito. Il movente fu individuato nel tentativo degenerato degli ex soci in affari di recuperare mezzo milione dall’immobiliarista, sospettato di aver fatto la “cresta”.

A fare arrestare i cugini fu il faccendiere Dino Grusovin. Già condannato a 20 anni, il triestino disse di essere stato con loro nella villetta di via Zuaboni la mattina del delitto pur senza avervi partecipato, con un quarto uomo mai identificato. Ritenuto credibile a singhiozzo, Grusovin è il cuore e l’anello debole di tutti i processi. I giudici meneghini ritenevano riscontri ‘individualizzanti’ a carico di Salvatore il fatto che viaggiò dalla Sicilia con la sua Bmw lasciando il cellulare a Trapani ma portando con sé una valigetta. Per Grusovin, dentro c’erano una calibro 22, guanti e fascette usati per il massacro. Al contrario per la difesa quel verdetto aveva annullato un’assoluzione senza riassumere le prove valutate in modo antitetico in primo grado, così come disposto delle Cassazioni. E c’è quel Dna del quarto uomo rinvenuto su una fascetta che legava Luca Cottarelli, mai approfondito.