L’inchiesta dell’operazione Scarface è pronta ad approdare in aula
L’inchiesta dell’operazione Scarface è pronta ad approdare in aula

Brescia - 'Scarface', l’inchiesta che ha smantellato una associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all’evasione, presunta fiancheggiatrice della ’ndrina Barbaro-Papalia di Buccinasco, è pronta ad approdare in aula. Manca solo da data dell’udienza preliminare. Il pm Teodoro Catananti, che ha ereditato il fascicolo dal collega Ambrogio Cassiani, ha chiesto il rinvio a giudizio per 27 persone.

A cominciare dal presunto boss, il 41enne di Asti Francesco Mura, imprenditore televisivo del settore delle estrazioni del lotto di casa a Erbusco che l’accusa considera molto vicino a Giuseppe Pangallo, esponente di spicco della cosca. L’indagine, durata tre anni, è sfociata in sequestri per 25 milioni, otto indagati in carcere, sei ai domiciliari, cinque sottoposti a obbligo di dimora e due pubblici ufficiali (l’ex comandante della Polstrada di Chiari Sergio Motterlini e il maresciallo delll’Arma di Chiari Nicola Firrarello) a interdittiva. Per l’accusa la ’ndrangheta, interessata a ripulire fiumi di denaro sporco, avrebbe messo le mani su numerosi negozi proprio tramite Mura, diventato ricco sfondato in virtù dell’amicizia con Pangallo (ma l’imprenditore durante l’interrogatorio con il magistrato ha negato qualsiasi collusione ’ndranghetistica). Per esempio, sul bar tabaccheria XXV Aprile di Milano, già colpito da due interdittive antimafia, secondo la Procura gestito da prestanome riconducibili all’astigiano, e sequestrato. O su tabaccherie e sale slot - come Il Cigno Nero di Rovato e la Sfinge di Roncadelle, a loro volte sequestrati - che si ritiene servissero da “lavatrici”.

Il sistema era cambiare l’intestazione delle giocate vincenti, pagare i reali vincitori in contanti, e incassare entrate pulite e “certificate” dai Monopoli di Stato. La complicità di collaboratori, parenti, tabaccai e gestori di sale slot ha permesso la costruzione di una rodata macchina del riciclaggio, è la tesi accusatoria, il tutto con la protezione delle forze dell’ordine, comprate a suon di smartphone, carte prepagate per giocare d’azzardo e ingressi per vedere la Juve a Torino. Così il procuratore Francesco Prete parlò di "quadro allarmante": "non si tratta di casi isolati", aveva avvertito. Coinvolto dal procedimento tutto l’entourage di Mura, dal padre Mario alla ex, Gabriella Corsini, dalla moglie, Sabrina Ferchichi, alle collaboratrici Elisa Salerno e Emilia Dizioli. Decine le imputazioni contestate, compresa la corruzione. La più pesante, l’associazione aggravata dall’agevolazione dei clan mafiosi, è toccata a sette imputati.