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20 gen 2022

Rogo nel campo rom pena ridotta in Appello

I giudici hanno alleggerito di quattro anni la condanna per tentato omicidio e incendio inflitta a Ennio Albiero

L’imprenditore agricolo Ennio Albiero ha ottenuto una riduzione in Appello di 4 anni per il tentato omicidio delle famiglia sinti e l’incendio della roulotte
L’imprenditore agricolo Ennio Albiero ha ottenuto una riduzione in Appello di 4 anni per il tentato omicidio delle famiglia sinti e l’incendio della roulotte
L’imprenditore agricolo Ennio Albiero ha ottenuto una riduzione in Appello di 4 anni per il tentato omicidio delle famiglia sinti e l’incendio della roulotte

Sconto di pena ieri al termine del processo d’appello per Ennio Albiero, l’agricoltore già condannato a 12 anni per tentato omicidio e incendio aggravati dall’odio razziale ai danni una famiglia sinti nelle campagne di Lonato. Era il gennaio 2019. I giudici hanno riformato la sentenza emessa al termine dell’abbreviato infliggendo otto anni all’imputato, “graziato“ dall’aggravante della premeditazione. La procura generale aveva chiesto la conferma della condanna, mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Gianfranco Abate, l’assoluzione o in subordine il minimo della pena in considerazione del dolo eventuale. Finito in carcere nell’estate del 2019, per l’accusa il sessantenne la notte tra l’1 e il 2 gennaio precedente si era reso protagonista di una vendetta nei confronti di alcuni nomadi che vivevano accampati laggiù. Albiero in passato aveva subito furti nelle sue proprietà, e si era messo in testa che i responsabili fossero i sinti, anche se non sono mai stati trovati riscontri in tal senso. Intenzionato a fargliela pagare, quella notte secondo la procura uscì di casa armato di taniche di benzina e fucile da caccia, si avvicinò alle roulotte nelle quali dormivano Luca Caari, 40 anni, insieme alla moglie e il padre, e appiccò il fuoco. Poi, trovandosi di fronte il capofamiglia spaventato sparò a bruciapelo, ferendolo a una spalla. Una ricostruzione contestata dalla difesa, secondo cui non c’è prova che il proiettile recuperato sulla scena del crimine appartenesse al Albiero. Lo sparo, inoltre, anche qualora risultasse provato per mano dell’imputato, avvenne a 50 metri, e mirò in aria o per terra. Una perizia balistica affidata a Dario Redaelli, già commissario della Scientifica di Milano, ha tuttavia concluso per l’appartenza del proiettile all’imputato. Lo sparo inoltre fu a suo dire a distanza ravvicinata. Il verdetto ha confermato l’impianto accusatorio, pur aprendo con ogni probabilità all’ipotesi del dolo eventuale, e non diretto ...

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