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1 mar 2022

Guerra in Ucraina, settanta ore di treno a 13 mesi: al sicuro in Val Camonica

È arrivato ad Artogne insieme ad altri 4 bambini e 6 donne

federica pacella
Cronaca
La sindaca di Artogne Barbara Bonicelli Nel centro bresciano in Val Camonica sono arrivati i primi profughi
La sindaca di Artogne Barbara Bonicelli

Brescia -  C’è anche un bimbo di 13 mesi tra i nuovi arrivati dall’Ucraina a Brescia. È arrivato ieri mattina ad Artogne, in Val Camonica, insieme ad altri 4 bambini e 6 donne, che hanno raggiunto il comune camuno dove risiedono da tempo alcune parenti.

«Stanno bene , ma sono terrorizzati. Hanno viaggiato per più di 70 ore sul treno per raggiungere il confine con la Polonia – racconta la sindaca Barbara Bonicelli – lì ci sono dei volontari che indirizzano le persone in fuga su dove andare, a seconda se hanno dei parenti da raggiungere o meno".

Una delle donne, tuttavia, ha già manifestato la volontà di ritornare in Ucraina per dare il suo contributo alla resistenza, non appena messi al sicuro i bambini. Gli arrivi sono ormai costanti, si iniziano a vedere anche minori non accompagnati. Punti di riferimento per ora sono i sindaci, almeno nei Comuni più piccoli; alla questura arrivano invece le segnalazioni dei profughi, su base volontaria. Quanto agli aiuti per chi arriva, si stanno moltiplicando iniziative auto-organizzate che viaggiano sulle chat delle associazioni o tramite il passaparola. Una grande prova di solidarietà, che però rischia di non reggere nel lungo periodo. "Noi ci organizzeremo almeno per l’alfabetizzazione dei bambini – spiega Bonicelli – quanto al sostegno economico, abbiamo un’ottima rete di volontariato sul territorio, ma stiamo aspettando indicazioni dal Ministero prima di attivarci. Per ora, le due famiglie arrivate sono coperte, perché la gente è intervenuta con grande slancio".

Tutti aspettano indicazioni dal Ministero, perché a breve si porrà il problema della sussistenza di chi resta . "Ma noi siamo grandi lavoratori – commenta Ludmilla, una delle responsabili del centro logistico di Folzano, da cui partono gli aiuti per l’Ucraina – non aspettiamo assistenza, vogliamo lavorare, ad esempio nei tanti alberghi che sono senza personale".

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