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13 apr 2022

Brescia, l'ospitalità dei rifugiati ucraini è senza aiuti: "Sistema non sostenibile"

Sono le famiglie, lasciate sole, a occuparsi in prevalenza dell’accoglienza di chi fugge dalla guerra. L’Ufficio immigrati della Cgil: "Era meglio aspettare"

federica pacella
Cronaca
Guerra in Ucraina, rifugiati
Guerra in Ucraina, rifugiati

Brescia -  Ospitalità in famiglia ancora senza aiuti, ma così il sistema rischia di non essere sostenibile. Lo hanno evidenziato le Regioni, audite alla Camera, sottolineando come, a fronte del flusso, anomalo per numeri e tempi, di profughi dall’Ucraina, il sistema ordinario di Cas e Sai non avrebbe potuto reggere senza l’accoglienza privatistica delle famiglie, che però non hanno ancora ricevuto aiuti strutturali, salvo singole iniziative dei Comuni. Anche dei 300 euro per 3 mesi che dovranno andare direttamente ai profughi non c’è ancora traccia (si è in attesa del via libera della Corte dei Conti). "Molti si rivolgono al nostro sportello per sapere come fare a ricevere il contributo – spiega Driss Enniya, responsabile ufficio immigrati Cgil Brescia – sarebbe stato meglio aspettare ad annunciare la misura, perché così si crea confusione. Arrivano anche famiglie che quasi si vergognano a chiedere se c’è un aiuto per chi ospita".

A registrare le prime difficoltà dell’accoglienza in famiglia ci sono anche i sindaci. "Ho ricevuto richieste di individuare soluzioni alternative da parte di persone che da oltre un mese stanno ospitando familiari", racconta il sindaco di Dello Riccardo Canini, tra i primi nel Bresciano ad ospitare ucraini.

In Lombardia, come nel resto d’Italia, il 90% dei profughi è ospitato in famiglia. Il dato comunicato martedì in audizione alla Camera dall’assessore alla Protezione Civile della Regione, Pietro Foroni, è di 35-36mila persone, arrivate in un mese e mezzo, 6095 solo in provincia di Brescia. Di queste, oltre 32mila si sono rivolte alle Ats per l’assistenza sanitaria (dato dell’assessorato regionale al Welfare del 12 aprile) di cui 14.893 minori di 18 anni (di cui 457 risultano non accompagnati), che necessitano anche dei servizi educativi. A livello territoriale, 9.843 sono nell’ambito di Ats Milano, 5.359 in quello dell’Insubria, 4.761 in Ats Brescia (esclusa la Val Camonica, che rientra nei 687 di Ats della montagna), 4.215 in Ats Brianza, 3.411 in Ats Bergamo, 1.724 in Ats Pavia. All’appello mancano almeno 4mila persone che non hanno fatto accesso alle Asst del territorio.

"Delle 91mila presenze in Italia – sottolinea Foroni – il 30% è in Lombardia. Questa fase la stiamo affrontando senza specifiche o abnormi criticità. Come Regione, in attuazione dell’ordinanza di Protezione civile 882, abbiamo avviato la rete sussidiaria di accoglienza, con il convenzionamento delle strutture alberghiere che garantiscono circa 3mila posti, di cui 500 sono occupati. L’accoglienza negli alberghi dovrebbe durare 24-48 ore, ma il tempo spesso aumenta anche in modo significativo per la lentezza delle rete ordinaria. Da questo punto di vista, senza polemica, ci deve essere una chiara interlocuzione tra il Ministero e le strutture prefettizie".

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