L’ospedale di Brescia
L’ospedale di Brescia

Brescia, 30 dicembre 2017 - «Mia moglie avrebbe potuto vivere tranquillamente per altri 20 anni, invece è uscita da quell’ospedale in una bara». Stefano Ferrari chiede «giustizia», ed è pronto a devolvere in beneficenza un eventuale risarcimento. La moglie, Angiola Maestrello, 57 anni, è morta l’11 febbraio del 2016 all’ospedale di Padova, dove era stata trasferita in fin di vita da Brescia, in seguito a un intervento per un problema cardiaco. Il marito si costituirà parte civile, assistito dall’avvocato Ennio Frattini, nell’udienza preliminare a carico del chirurgo P.M., indagato per omicidio volontario aggravato da premeditazione e futili motivi, e falso ideologico per la manomissione della cartella clinica. Secondo la Procura bresciana che ha chiesto il rinvio a giudizio del medico - all’epoca chirurgo degli Spedali Civili di Brescia e primario della cardiochirurgia universitaria - il professor P.M. avrebbe deciso il trasferimento della donna a Padova per non correre il rischio di farla morire nel proprio reparto. L’intervento non aveva avuto l’esito sperato, e il chirurgo rischiava di fare “brutta figura”, di avere ripercussioni sulla sua reputazione. Consapevole della situazione critica della paziente, non avrebbe avvisato i colleghi veneti delle sue condizioni, e della presenza di un edema polmonare e di una grave disfunzione nel cuore. Una serie di decisioni che, secondo le accuse, avrebbero provocato la morte della donna. Da quasi due anni Stefano Ferrari convive con il dolore per la perdita della moglie, conosciuta sui banchi di scuola, a ragioneria. Con lei ha condiviso anche il lavoro, nella cartoleria Buffetti di Legnago, in provincia di Verona, che ora gestisce da solo. «Ma Angiola - spiega - è sempre qui con me». 

Presto si aprirà l’udienza preliminare a carico del chirurgo. Il professor P.M., in questi mesi, vi ha mai contattati?

«Da quando mia moglie è morta non si è mai fatto sentire, non ci ha mai chiesto scusa. Sono stati quasi due anni di silenzio. Noi ci fidavamo ciecamente di lui...».

Tornando al 2016, vi aveva spiegato i possibili rischi di quell’intervento?

«Ci aveva detto che la probabilità di rischio era bassissima, attorno al 3-4%. Sono in possesso di documenti scritti di suo pugno che dimostrano questa valutazione. Invece, in seguito, è emerso che quell’intervento non andava fatto in quel modo, il problema di mia moglie si poteva risolvere diversamente. Ma noi ci siamo fidati di lui, non avevamo alcun motivo per mettere in dubbio le sue parole. Mia moglie aveva accusato un problema cardiaco, ma quando è entrata in ospedale stava bene, non aveva mai preso pastiglie, non aveva la pressione alta. Sembrava un’operazione di routine, eravamo tranquilli. Sarebbe dovuta tornare a casa nell’arco di una settimana».

L’intervento, però, si è concluso nel peggiore dei modi.

«Quello che è emerso dalle indagini della Procura è terribile, incredibile. Se mia moglie fosse morta per un infarto mi metterei l’anima in pace, non avrei sensi di colpa. Invece, così, è come se fosse stata uccisa da un delinquente che le ha sparato per strada. La sua morte poteva essere evitata. Se avessero agito diversamente mia moglie sarebbe ancora viva, non sarebbe morta a 57 anni. Nelle sue condizioni avrebbe potuto vivere tranquillamente almeno per altri vent’anni».

Il chirurgo è indagato per omicidio volontario, un’ipotesi di reato pesante...

«Non voglio entrare nel merito, la Procura ha fatto le sue valutazioni e saranno i giudici a decidere. Non voglio lanciare accuse, voglio solo giustizia per la morte di mia moglie».

Quando si aprirà l’udienza preliminare si costituirà parte civile?

«Si sta occupando di tutto il mio legale, che sta consultando i documenti. Ho intenzione di costituirmi parte civile e di andare avanti fino a quando non avrò giustizia. Non mi interessano i soldi, devolverò in beneficenza un eventuale risarcimento. Sono consapevole che mia moglie non tornerà più indietro, ma questa tragedia almeno potrà servire per fare del bene».

Che ricordo ha di Angiola?

«Mia moglie era una donna serena, piena di gioia di vivere, buona e disponibile con tutti. Siamo stati sposati per 34 anni, e fidanzati per nove anni e mezzo. Ci siamo conosciuti da ragazzi e le nostre vite hanno seguito un percorso comune per più di 44 anni. Ci vedevamo tutti i giorni a casa e al lavoro, abbiamo sempre gestito insieme il negozio. Non abbiamo avuto figli. Con la sua scomparsa sono rimasto solo, ha lasciato un vuoto incolmabile».